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Macroregione alpina: il Trentino può essere protagonista in Europa

Sono tempi duri per le Regioni italiane. In una fase politica dominata dal ritorno del centralismo statale, gli enti regionali rischiano, infatti, di essere relegati a un ruolo di secondo piano.

Per contrastare questa tendenza e continuare a essere protagonista, il Trentino – Alto Adige/Südtirol deve agire con dinamismo, sia sulla scena nazionale che in Europa. È con questo intento che Trento e Bolzano hanno deciso di partecipare al progetto della Macroregione alpina, nuova piattaforma di cooperazione territoriale a livello decentrato che riunisce 48 Regioni di sette Stati differenti (Italia, Germania, Francia, Slovenia, Austria, Svizzera e Lichtenstein). L’Italia è in prima linea con ben sei Regioni e due Provincie autonome: oltre a Trento e Bolzano, partecipano, infatti, all’iniziativa anche Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta.

La Macroregione alpina è ormai quasi realtà: manca l’ok del Consiglio europeo, atteso per fine anno, e poi a gennaio prossimo ci sarà l’inaugurazione ufficiale. Si tratta della quarta macroregione avviata a livello europeo, dopo quelle per Mar Baltico, Danubio e Adriatico-Ionica.

L’obiettivo è di creare un ponte economico, politico e culturale tra il Nord e il Sud delle Alpi, in una delle aree più ricche e influenti d’Europa.

Quella alpina è una realtà con un’importante tradizione di cooperazione, che punta ora a una svolta concreta, mediante l’individuazione e il finanziamento di una serie di progetti transfrontalieri in materia di ricerca e innovazione, sostegno alle Pmi, mobilità, turismo, tutela ambientale e gestione delle risorse energetiche.

Disparità economiche, mancanza di collegamenti, dissesti idrogeologici e inquinamento sono solo alcune delle sfide comuni alle quali i territori alpini dovranno rispondere nei prossimi anni. Per superarle, bisognerà unirsi per far sentire la propria voce a Bruxelles, anche nella partita per l’allocazione dei fondi europei. Sì, perché se da un lato è vero che la Macroregione alpina non potrà contare su fondi aggiuntivi propri, dall’altro non va dimenticato che questa iniziativa nasce con l’obiettivo esplicito di consentire ai territori interessati di giocare un ruolo di primo piano nelle trattative con l’UE sui fondi strutturali.

Questo sarà reso possibile anche grazie a un modello di governance diverso da quello delle altre macroregioni europee, con un bilanciamento del diritto di voto tra Stati e Regioni. In concreto, questo consentirà alle Regioni di essere protagoniste nell’individuazione di quei progetti di investimento transnazionali che potrebbero essere finanziati mediante la mobilitazione e il coordinamento dei fondi europei e nazionali. E di portarli a Bruxelles, forti del sostegno di 48 Regioni e sette Stati membri.

Sarà comunque una partita piena di insidie. Per avere successo questa strategia deve essere inequivocabilmente dedicata alle zone alpine. Se, invece, le aree urbane, fluviali e marittime delle Regioni che parteciperanno alla macroregione proveranno a sviare l’attenzione dall’obiettivo iniziale, cercando di impossessarsi del piano, le premesse per la collaborazione verranno inevitabilmente a mancare.

L’Euregio Trentino Alto AdigeTirolo ha tutti i mezzi per ricoprire un ruolo di leader nella costituenda macroregione. Sono, infatti, anni che i nostri tre territori hanno imboccato la via della cooperazione concreta, collaborando su una serie di progetti. È ora necessario compiere uno sforzo in più, mediando tra molteplici esigenze e sensibilità, e piazzarsi in prima linea per cogliere appieno le opportunità del processo di integrazione europea.

Non dobbiamo mai dimenticare che la nostra Regione costituisce una piccola parte dell’Italia e una piccolissima parte dell’Unione europea. Per far sentire la nostra voce in Europa non possiamo correre da soli, ma dobbiamo fare squadra con quelle realtà che condividono in nostri interessi e le nostre preoccupazioni

A cura di Herbert Dorfmann






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