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La felicità è facile

La felicità è facile. Perché sostenerlo se la realtà ci dice continuamente l’opposto? Diciannove racconti brevi o brevissimi, fugaci istantanee di un mondo dove, apparentemente, la felicità non esiste, esiste solo l’ironia delle cose che ci accadono: avvenimenti e circostanze spesso capaci di annientarci, talvolta di redimerci.

In “La felicità è facile” Massimiliano Nuzzolo riesce, attraverso un caustico humour, dosato alla perfezione dal taglio raffinato e sorvegliato della sua scrittura, a raccontare l’umano in tutte le sue sfaccettature, destando in noi le domande e le questioni più profonde.

La sua forza sono i contrasti, gli ostacoli, i conflitti. Massimiliano Nuzzolo non provoca, non critica, non accusa, semplicemente racconta, semplicemente si diverte e cerca, riuscendoci, di far divertire anche noi. Quando ci mostra il male è per farci rimpiangere il bene, quando ci mostra la bellezza è per insegnarci a riconoscere ciò che bello non è, e a saperlo quindi evitare.

I protagonisti di “La felicità è facile” sembrano avere tutti un’unica certezza: sì, voi leggete e vi divertite, ma di fronte alle miserie dell’essere umano non c’è proprio niente da ridere. 

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Massimiliano Nuzzolo

Indubbiamente la cosa che colpisce maggiormente i lettori dei tuoi racconti è il linguaggio, a volte diretto e crudo, senza giri di parole. Si tratta di una scrittura di getto e spontanea o di qualcosa di "costruito"?

Altra cosa, ho notato che quasi tutti i racconti sono narrati in prima persona, tranne alcuni…

Il linguaggio è l’arma di cui dispone lo scrittore per raggiungere il lettore e in questa raccolta ho voluto realmente utilizzarla e metterla al servizio dei temi trattati, temi che è bene dire, in qualche racconto sono più crudi del linguaggio generando ciò che definisci come “diretto”. In alcuni dei racconti presenti nella raccolta “La felicità è facile” ho poi omaggiato autori, stili o correnti letterarie e di conseguenza ne ho adottato e “personalizzato” in parte la lingua, cito esclusivamente la letteratura cannibale o il minimalismo, ma come avrai notato la lingua cambia molto secondo il personaggio che la parla e la storia che si trova a vivere e, ovviamente, le sue emozioni.

Sì, è vero. Essendo un libro di forte impatto emotivo mi è piaciuto sperimentare come se fossi io stesso a vivere ciò che stava accadendo nei racconti, se vuoi mettendo in pratica ciò che disse Flaubert per difendere il suo romanzo più celebre ormai quasi due secoli fa… Di conseguenza l’utilizzo della prima persona. Invece solo alcuni sono in terza persona. Cito “Il maestro e l’allievo” che è una sorta di piccolo manifesto del libro, in cui la lezione di Epicuro (che trattò da vicino il tema della Felicità) e l’eredità dell’Esistenzialismo si scontrano con ironia proponendo una terza strada.

Quale racconto ti rispecchia maggiormente e perché?

Inevitabilmente tutti i racconti mi rispecchiano, anche se non narro la mia storia personale, ma la storia dei personaggi che metto in scena. Lavorando molto sui testi, sia sulla lingua che sui temi, ma pure sulle emozioni che si scatenano leggendo un mio testo, devo testarli su di me e se il risultato è ciò che mi proponevo, allora il testo è riuscito. Diciamo che io e i racconti ci rispecchiamo reciprocamente.

L'ironia, forse un ingrediente fondamentale per la nostra vita e… per la nostra felicità. Ma si può davvero ironizzare su tutto?

Credo di sì. Partendo dall’ironia postmoderna per arrivare a quella alla Foster Wallace e passando soprattutto per Camus ("l'uomo libe

ro è necessariamente ironico") credo che l’ironia sia necessaria ma con la consapevolezza di utilizzarla come strumento. Ti prego però di non scambiare l’ironia con la ricerca della facile battuta o di un effetto divertente a tutti i costi… L’ironia serve in primo luogo a “s-drammatizzare”, generando un effetto di spiazzamento, ma anche di assurdità, che è poi quello che avrebbe qualsiasi persona se guardasse il mondo e la vita senza protezioni, le famose sovrastrutture. Altro dono fondamentale dell’ironia è che, come direbbe sempre Albert Camus, lascia passare più verità di quelle che passerebbero normalmente. Parlando poi della mia esperienza vitale, l’ironia è un’arma o una corazza o uno stile, scegli tu, che mi aiuta a confrontarmi in modo partecipe e al contempo distaccato con tutte le situazioni. Come potrei mai accettare e sopportare che muoiano bambini sui barconi in mare o sulle spiagge, le guerre, la semplice morte come concetto onnipresente, e, per ridere amaramente, che i nostri politici riescano a dire un giorno una cosa e l’esatto contrario il giorno dopo se non potessi dotarmi di ironia? Sarei schiacciato dalle cose terribili che quotidianamente il mondo ci rimanda…

Questo non è certo il tuo primo lavoro, i tuoi precedenti scritti hanno contribuito a questo risultato o si tratta di opere "a se stanti”?

Tutte le mie opere sono in qualche modo legate tra loro, a partire dal romanzo “L’ultimo disco dei Cure”, passando per “Fratture” per arrivare qui, alla “Felicità è facile”. Diciamo che fanno tutti parte di un percorso che indaga l’animo umano, ma pure le relazioni tra gli esseri umani e tocca spesso alcuni temi considerati “tabù” dalla società italiana. Ovviamente ogni mio libro è a se stante, ma sicuramente la coralità dei testi può offrire un quadro più dettagliato di dove e come opero. I racconti poi sono stati lavorati di fino e offrono un “concentrato” delle tematiche, ma pure un effetto a volte dirompente, senza dimenticare mai la godibilità dei testi.

Aggiungo una piccola curiosità. Amo inserire citazioni nei miei testi, mi sono innamorato di questa cosa parecchi anni fa studiando le tecniche dei compositori fiamminghi del Quattrocento (parlo ovviamente di Musica e il discorso si fa complesso), e sarei lieto se i lettori oltre a godere del piacere della lettura, andassero a scoprire poco a poco quelle citazioni letterarie, musicali e cinematografiche, ma non solo, che stanno più o meno nascoste dentro ai miei racconti e ai miei libri

 

 

 

Massimiliano Nuzzolo è nato a Mestre nel 1971. Ha esordito nel 2004 con il romanzo L’ultimo disco dei Cure. Nel 2007 ha pubblicato la raccolta di poesie Tre metri sotto terra (Coniglio editore). Esperto di musica e di culture giovanili, ha curato la raccolta di racconti La musica è il mio radar (Mursia 2010). Con Italic Pequod, nel 2012, ha pubblicato Fratture. 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Titolo: La felicità è facile

   Autore: Massimiliano Nuzzolo 

   Editore: Italic

   Pagine: Italic

   Prezzo: 14,00€

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina

valentina.zamboni@live.it






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