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Euregio, 20 anni della sede comune: Guardiamo al passato per costruire il futuro

Stasera si festeggiano a Bruxelles i vent’anni della rappresentanza comune dell’Euroregione Tirolo – Alto Adige – Trentino. Insieme a me, sono attesi alla cerimonia i presidenti Kompatscher, Rossi e Platter, i commissari europei Johannes Hahn e Phil Hogan, il presidente del Comitato delle Regioni, Markku Markkula, e i rappresentanti permanenti di Italia e Austria presso l’Unione europea.

Uno scenario ben diverso da quello di vent’anni fa: allora, il governo italiano rispose alla decisione di istituire una rappresentanza comune a Bruxelles con un telegramma, nel quale vietava a tutte le autorità dello Stato di partecipare alla cerimonia di inaugurazione “perché l’apertura dell’ufficio a Bruxelles era incostituzionale”.

In vent’anni di storia, l’ufficio ha fatto passi da gigante, così come il processo di integrazione europea. L’Euregio non è più solo un progetto politico figlio della geniale intuizione di Andreotti, Durnwalder e Weingartner. Dal 2011, con l’istituzione del Gruppo Europeo di Cooperazione Transfrontaliera (GECT), sono state create le condizioni giuridiche necessarie per lo sfruttamento di una vasta gamma di opportunità di cooperazione, nei settori di salute, formazione, cultura, ambiente, energia, mobilità ed economia.

Una cooperazione che sarà ancora più forte dopo la creazione della Macroregione alpina, nuova piattaforma di cooperazione territoriale a livello decentrato, che sarà inaugurata ufficialmente a gennaio.

L’appuntamento di oggi cade però in uno dei periodi più bui nella storia dell’Europa unita. Il trattato di Schengen, simbolo e garanzia della libertà di circolazione in Europa, è in pericolo. La sua fine sarebbe un dramma per il nostro territorio. Senza Schengen, infatti, il Brennero, la nostra porta aperta sull’Europa, si trasformerebbe in un muro in grado di frenare il nostro sviluppo economico e sociale.

A tal proposito, non va dimenticato che il progresso e il benessere che abbiamo raggiunto non sarebbero mai stati possibili se negli ultimi sessant’anni non avessimo goduto dei benefici derivanti dall’appartenenza all’Unione europea.

Essere in Europa ci ha permesso, infatti, di promuovere la cooperazione tra Trentino, Sudtirolo e Tirolo, rimettendo così insieme i pezzi di una regione storicamente e geograficamente unita. La nostra autonomia, così come i flussi commerciali e turistici, hanno tratto nuovo impulso da questa rinnovata vicinanza al mondo di lingua tedesca. La cooperazione transfrontaliera ha consentito di promuovere la convivenza e valorizzare al meglio le risorse, introducendo i presupposti per una crescita omogenea.

Oggi più che mai, il nostro territorio, più di molte altre realtà, non può fare a meno dell’Europa. L’alternativa all’Europa unita è l’Europa delle nazioni, schiava degli egoismi nazionali e preda di un centralismo che non ammette eccezioni. Una perfida matrigna che non ci penserebbe su due volte a strangolare la nostra autonomia. Forse non lo sanno o forse, peggio, fanno finta di non saperlo coloro che, per moda o per mero opportunismo politico, non perdono occasione per attaccare il progetto di integrazione europea.

Non è senza combattere che riusciremo a preservare l’Europa così come la conosciamo oggi, un continente aperto, dove regnano la pace e la libertà. Una battaglia che vede l’Euregio Tirolo in prima linea. È, infatti, facendo squadra con le realtà che condividono i nostri interessi e le nostre preoccupazioni che saremo meglio equipaggiati per affrontale le sfide epocali che attendono la nostra Regione e l’Europa intera. Oggi è un giorno per ricordare il passato, ma, soprattutto, per guardare al futuro.

A cura di Herbert Dorfmann – deputato al parlamento Europeo






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