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Sul Guardian la riapertura a Trento del processo alla strega Toldina

Non solo i giornali locali e nazionali, ma anche giornali stranieri come il Guardian hanno parlato del processo che ci sarà a Trento per riabilitare, se necessario, Maria Bertoletti, detta Toldina, condannata a morte 300 anni fa, perchè strega.

La condanna, pronunciata il 10 marzo 1716, impose decapitazione e, successivamente, rogo, eseguiti 4 giorni dopo, a Brentonico.

La riapertura del processo è stata richiesta dal Comune di Brentonico, in particolare dal sindaco Christian Perenzoni e dall’assessore alla cultura Quinto Canali.

La questione streghe affascina e interessa da tanto tempo romanziari, giornalisti, storici, persone comuni… con l’effetto che su questo tema si raccontano incredibili sciocchezze, girano innumerevoli luoghi comuni, nonostante la storiografia di oggi, non più ideologica come quella di età illuminista e positivista, abbia messo in chiaro molte cose.

Anzitutto partiamo dalla Toldina: come ricordava Paolo Di Stefano, fu condannata “non dal tribunale ecclesiastico (come avveniva nei territori soggetti all’Inquisizione romana), ma dal foro penale laico (secondo la costituzione carolina germanica)” (Corriere della Sera, 22/10/2015). Quando? Nel 1716, nel nostro Trentino.

Abbiamo già alcuni dati che ci permettono di allargare il discorso:

  1. la cosidetta “caccia alle streghe” è stata un fenomeno non di età medievale, come spesso si crede e si dice, ma soprattutto di età moderna. Il culmine della caccia alle streghe si ha tra il 1590 e il 1640.

  2. la gran parte dei processi furono condotti non dai tribunali ecclesiastici, ma da quelli secolari, laici: l’idea secondo cui l’artefice principale dei processi sia stata la Chiesa è di matrice illiminista, ed è legata ad una battaglia culturale nella quale l’avversario doveva essere accusato sempre e comunque di “oscurantismo”. Questo accadrà anche nei secoli successivi: sia Mussolini, che Stalin, che Hitler, tutti impegnati ad accusare gli altri di “intolleranza”, accuseranno la Chiesa di aver bruciato “milioni di streghe”.

    Gli studi di grandi storici come Henry Kamen (L’Inquisizione spagnola, Feltrinelli, 1966), Bartolomè Bennassar (Storia dell’inquisizione spagnola, Rizzoli, 1980), Andrea Del Col, (L’inquisizione in Italia, Mondadori, Milano, 2009), Adriano Prosperi (Tribunali della coscienza, Einaudi, Torino, 1996), F. Cardini, Marina Montesanto (La lunga storia dell’Inquisizione, Città Nuova, Roma, 2005), Brian Levack (La caccia alle streghe in Europa agli inizi dell’età moderna, Laterza, Roma-Bari ) …. e di tanti altri hanno dimostrato che laddove vi fu l’Inquisizione, soprattutto in italia e Spagna, le condanne per stregoneria furono pochissime e finirono molto prima che altrove.

    Ricorda il Del Col: “D’altra parte c’è chi resta contrariato perché questa istituzione dalla fama sinistra (l’Inquisizione, ndr) non è più presentata nelle ricerche originali recenti come assolutamente violenta, e gli inquisitori non appaiono più assetati di sangue e di sesso. Risulta infatti da questi studi che l’Inquisizione non fu sanguinaria come si credeva”. E ancora: “…molte cifre macroscopiche (di condanne dell’Inquisizione, ndr) provengono dalle correnti anticlericali del XIX secolo che cercavano con ogni mezzo di porre in cattiva luce l’operato della Chiesa… è ragionevole credere che il numero dei condannati si aggiri intorno a qualche migliaia”. E a pagina 14 fa una precisazione interessante: “Il (presente) volume, infatti, è privo di immagini. La scelta è deliberata e ha una motivazione culturale: le immagini di interrogatori, torture, autodafè e roghi sono in genere posteriori ai fatti e risultano spesso condizionate dalla leggenda nera”.

    Ricorda invece il Prosperi, nell’opera citata: “i tribunali laici giudicavano in materia di malefici- l’accusa di aver fatto morire animali o persone, per esempio- e procedevano in genere con maggior rapidità e durezza rispetto ai giudici ecclesiastici”. Questo perché, come ricorda il dal Col, “i giudici dei tribunali secolari rispondevano meglio alle aspettative e alle richieste delle popolazioni”.

A questo punto possiamo fare brevemente un’altra domanda: quante furono le streghe condannate?

I numeri, per quantificare un fenomeno, hanno la loro importanza. Per il gerarca nazista Himmler, interessatissimo al tema, la Chiesa cattolica aveva bruciato 5 o 6 mila donne tedesche; altri, nello stesso secolo, avrebbero raccontato che le streghe bruciate in Europa furono 6 milioni (Mary Daly, 1978), o persino 9 milioni (Andrea Dworkin, 1974)!

Oggi gli storici, pur non potendo arrivare a conclusioni certe, sono di questo avviso:

  1. il numero complessivo di processi in Europa in 3 secoli: circa 110 mila

  2. di questi circa 50.000 si svolsero nella sola Germania (laddove Italia e Spagna ebbero circa 5000 processi a testa, cioè un decimo)

     3. il numero complessivo di vittime della caccia alle streghe: circa 60.000.

Parte della Germania e alcune terre tedesche(in particolare la Svizzera tedesca) sono state quelle che più di tutte hanno avuto il fenomeno della caccia. Il Trentino, che dalla cultura tedesca è stato sempre influenzato, è stato proprio per questo caratterizzato da fenomeni di caccia estranei a gran parte del resto dell’Italia.

Perchè la Germania?

I motivi sono vari:

  1. la presenza di un fondo pagano che rimase sempre operante, causa una cristianizzazione a volte solo di superficie (la mitologia e la religione pagana germanica è popolata di streghe, folletti, gnomi cattivi, lupi mannari… molto di più delle religioni pagane greche e romane; il cristianesimo per secoli ha combattuto queste credenze, come superstiziose; fu Carlo Magno, nell’VIII secolo d. C., nel suo Capitulatio de partibus Saxoniae, il primo a vietare il rogo di streghe e stregoni, molto diffuso in quelle terre);

  2. un forte intervento contro le streghe di Martin Lutero, che così come aveva invitato i principi ad ammazzare “come cani arrabbiati” i contadini ribelli (Martin Lutero, Scritti politici, Utet, Torino 1978, p. 515), e come aveva invitato a “dare fuoco alle sinagoghe e alle scuole” degli ebrei, a “distruggere e a smantellare le loro case” (Martin Lutero, Degli ebrei e delle loro menzogne, Torino 2000, pp. 188-190; si veda anche Angela Pellicciari, Martin Lutero, Cantagalli, Siena, 2012), analogamente incitò ad usare la stessa durezza verso le streghe: “bisogna ammazzarle tutte”; “accenderei io stesso i loro roghi” (Massimo Centini, Le streghe nel mondo, De Vecchi, Milano, 2002, p. 37)

  3. la ricorrenza di fenomeni naturali, quali carestie ecc., che spingevano la gente a trovare un capro espiatorio, specialmente nei luoghi dove meno forte erano i poteri organizzati, Chiesa e Stato (e dove quindi non c’era spesso neppure bisogno di processo: all’accusa seguiva quasi immediatamente il linciaggio).

Potrebbero sorgere molte altre domande.

La prima: ma davvero furono sempre “streghe”?

Ma ci furono anche streghe colpevoli?

Quanto alla prima domanda, siamo forse ancora una volta di fronte, almeno in parte, ad un luogo comune, che, ripetuto all’infinito, diventa una “verità”. Sin dall’antichità pagana (si pensi a Circe, Medea, Canidia…) abbiamo la presenza di streghe donne; ma non mancano affatto gli stregoni uomini (maghi e astrologi si ritenevano, nel Cinquecento, Della Porta, Campanella, Bruno…; vedi Paolo Rossi, Il tempo dei maghi. Rinascimento e modernità, Raffaello Cortina, Milano, 2006).

Secondo il sociologo e storico americano Rodney Stark, che ha fatto un’ampia revisione della letteratura sul tema, le streghe rappresentano circa i due terzi dei processati; gli stregoni maschi un terzo.

Ma questi ultimi sono stati condannati più spesso e più severamente.

Quanto alla seconda domanda, è risaputo che molte tra le persone condannate lo furono ingiustamente: come capri espiatori; per placare la paura collettiva; accusati per invidia, superstizione; accusati per aver curato, magari senza esito, o perisno, ma involontariamente, con esito nefasto… con le erbe…

Ma è anche vero che non sono mai mancate streghe e stregoni che si ritenevano tali, e che praticavano fatture, filtri, avvelenamenti... e che arrivarono, in certi casi, forse sotto effetto di droghe allucinogene, ad infanticidi e omicidi rituali.

Due soli esempi, uno dal mondo antico, e uno dall’attualità.

Il primo: il poeta latino Orazio, nei suoi Epodi V e XVII, ci parla della strega Canidia che fa filtri magici uccidendo un bambino, e mescolando “piume di civetta, uova di rospo viscide di sangue, erbe di Iolco…”. Nel commento a queste poesie il latinista Enzo Madruzzato scrive: “La magia nell’antichità era così diffusa e temuta –perfino sacrifici di infanti rapiti sono attestati– che una denuncia di stregoneria (quella di Orazio appunto, ndr) non era inverosimile”( Orazio, Odi ed epodi, Bur, Milano, 1985, p.534).

Il secondo: l’Ansa del 24/7/2009 recitava: “Nairobi, 24 luglio- Nove persone sono state condannate per stregoneria in Burundi in quanto ritenute responsabili degli assassini di almeno 12 albini. Lo dice la Bbc on line. E’ il primo processo per omicidio di albini – fenomeno diffuso in queste regioni – che viene concluso. Parti delle membra delle vittime – braccia, gambe e genitali le piu’ ricercate – venivano poi contrabbandate in Tanzania dove sono usate da streghe e stregoni per creare pozioni magiche che porterebbero fortuna in amore ed in affari”.

La Toldina verrà riabilitata? Può darsi… successe già ad una illustre donna, Santa Giovanna d’Arco, condannata come strega dagli inglesi per uno scopo politico: diffamare la sua memoria e quindi le sue vittorie militari. Dopo la sua morte fu fatto un processo di revisione, e Giovanna fu riconosciuta innocente (si vedano i libri su Giovanna d’Arco della medievista francese Regine Pernoud).

Oppure si potrebbe venire a scoprire che la Toldina veramente si riteneva strega e faceva strani riti come Canidia…

Staremo a vedere…






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