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Rilanciare gli investimenti in Europa: il Fondo europeo per gli investimenti strategici

Come rilanciare gli investimenti in Europa? A questa domanda ho cercato di rispondere oggi a Bolzano insieme a Wilhelm Molterer, direttore del Fondo europeo per gli investimenti strategici. Partecipando al convegno a Bolzano, Molterer, già vicecancelliere austriaco, ha accettato l’invito che gli feci in ottobre, al momento della sua investitura.

A otto anni dallo scoppio della crisi finanziaria che fece tremare i mercati di tutto il mondo, l’Europa non si è ancora completamente ripresa. In Italia, come nel resto dell’Unione, la crescita stenta a decollare e i livelli di occupazione pre-crisi sono ancora un lontano miraggio.

C’è un disperato bisogno di rilanciare gli investimenti, crollati oltre il 10 per cento dall’inizio della crisi. Lo spazio di manovra è risicato: gli alti livelli di debito pubblico escludono a priori un qualsiasi intervento che potrebbe ulteriormente aggravare il bilancio statale. D’altro canto, il risparmio privato è elevato e le istituzioni finanziare conservano nei loro forzieri ingenti volumi di liquidità, che potrebbero essere impiegati per sostenere gli investimenti nell’economia reale.

Sbloccare queste risorse: questo è il piano delle istituzioni europee. L’obiettivo è ambiziosissimo: aumentare gli investimenti senza creare ulteriore debito pubblico. Come? Riaccendendo la fiducia degli investitori privati, spaventati dall’incertezza generale sulle prospettive di crescita dell’Unione europea.

Per fare ciò, la Commissione europea di Jean-Claude Juncker ha annunciato poco dopo il suo insediamento un nuovo pacchetto di misure, il piano di investimenti per l’Europa, meglio noto come “Piano Juncker”, con la promessa di sbloccare almeno 315 miliardi di investimenti aggiuntivi nei tre anni a venire.

Fiore all’occhiello del piano è il Fondo europeo per gli investimenti strategici, che ha mosso i primi passi lo scorso autunno, dopo un rapido iter parlamentare. II capitale del Fondo è di 21 miliardi e la logica alla base del suo funzionamento relativamente semplice. I 21 miliardi servono da garanzia alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) per prendere a prestito 60 miliardi sui mercati finanziari, attraverso l’emissione di obbligazioni. Con questi 60 miliardi, la BEI cofinanzia progetti e investimenti in settori chiave, quali infrastrutture, istruzione, ricerca e innovazione, e sostiene le piccole e medie imprese.

Il segreto sta nella condivisione del rischio: il cofinanziamento dei progetti da parte della BEI, infatti, ha l’obiettivo di ridurre l’avversione al rischio degli investitori, e incentivarli a impiegare una somma quattro volte superiore a quella inizialmente investita, raggiungendo un totale di 315 miliardi di investimenti aggiuntivi.

Perché i privati dovrebbero lasciarsi convincere da questo meccanismo? Perché la BEI si farà carico della parte più rischiosa dell’investimento, riducendo le probabilità di perdita degli investitori privati.

L’Unione europea non è nuova a questo tipo di iniziative: sono, infatti, già alcuni anni che la Commissione dedica parte delle proprie risorse alla promozione di investimenti in grado di attirare altri finanziatori.

Le risorse messe a disposizione dal Fondo sono relativamente poche, se si considera che cercheranno di accedervi progetti provenienti da tutta Europa. Per questo, ritengo sia essenziale unire le forze, presentandosi con iniziative comuni, che coinvolgano Provincia di Trento, Provincia di Bolzano e Land Tirolo, che da anni collaborano in modo sempre più stretto nella cornice dell’Euregio Tirolo.

A tal proposito, mi sono impegnato in prima persona durante l’iter legislativo che ha portato alla nascita del Fondo, per inserire un articolo che prevede il sostegno a piattaforme di investimento di tipo regionale.

I nostri territori sono pronti a competere con le altre realtà europee. Abbiamo tutte le carte in regola per farcela.

Herbert Dorfmann, Europarlamentare eletto nel collegio del Trentino Alto-Adige






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