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Beni confiscati alla mafia: patrimonio negato alla collettività? Il M5S di Trento interroga

La questione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali sembra essere una realtà distante dal nostro territorio, ma in realtà anche il Trentino è toccato da questo fenomeno.

E' per questo che in questi giorni, i consiglieri comunali del MoviMento Cinque Stelle, Andrea Maschio, Paolo Negroni, Marco Santini, hanno rilasciato una nota stampa per attirare l'attenzione sulla questione, oltre ad aver presentato un’interrogazione a risposta orale, con cui chiedono a Sindaco e giunta di dare spiegazioni sul utilizzo dei beni confiscati alla mafia nel comune di Trento.

Con loro anche il deputato M5S Riccardo Fraccaro, autore nel 2014 di un’interrogazione parlamentare avente per oggetto lo stesso tema. Proprio in questi giorni, tra l’altro, cadeva il ventennale della legge 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie.

«Nel Comune di Trento – si legge nella nota – ci sono 13 proprietà immobiliari confiscate alla mafia e destinate per legge ad essere restituite alla collettività. Già nel 2014 in merito all'elenco ed alla destinazione degli stessi rispose tramite la stampa l'allora Assessore al Patrimonio, Italo Gilmozzi. Nello specifico, si tratta di 8 appartamenti in condominio e 5 tra garage e posti auto, che dal momento della confisca sono stati, sempre secondo l'assessore, destinati ad adilizia agevolata. Proprio in merito all'elenco, alla loro destinazione, ai metodi utilizzati per l'assegnazione ed ale procedure di monitoraggio chiediamo spiegazione al Sindaco».

«In Trentino – spiegano i portavoce a 5 stelle – risultano sottratti alla criminalità organizzata attraverso la confisca definitiva 16 proprietà immobiliari: di queste, ben 13 sono localizzate nella sola città di Trento. Dalla banca dati online dell’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) non risultano però decreti di destinazione di queste proprietà. Pur avendo saputo dalla stampa che l'assegnazione è stata fatta, non vi è conoscenza dei metodi di affidamento nè delle procedure di monitoraggio dell'attuale uso. Chiediamo quindi al Sindaco Andreatta un resoconto puntuale e dettagliato degli immobili, della loro localizzazione, delle procedure di affido e delle metodologie impostate per la verifica del corretto uso dei beni stessi da parte degli affidatari».






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