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A Trento Mauro Stenico celebra il padre della teoria del Big bang

Il 20 giugno 1966 moriva George Eduard Lemaitre, il padre della teoria del Big bang. La ricorrenza verrà celebrata a Trento, presso l’Istituto Sacro Cuore, in piazza Verzeri 4, il 9 giugno, ad ore 20. 30.

Per l’occasione terrà una lezione Mauro Stenico, lo studioso italiano che ha dedicato più tempo e studio alla biografia del padre della cosmologia moderna.

Mauro Stenico, dopo aver ha conseguito la laurea magistrale in filosofia e linguaggi della modernità presso l’Università di Trento, si è specializzato in comunicazione politica e storia della scienza con un dottorato di ricerca internazionale presso l’Università di Trento e la J.W. Goethe-Universitat di Francoforte.

E’ autore di un monumentale studio sulla ricezione della cosmologia moderna da parte delle ideologie del XX secolo (900 pagine edite dal Museo Storico del Trentino, con il titolo: La ragionevole creazione. Cosmologia moderna, ideologie del XX secolo e religione) e di La meraviglia cosmica (Solfanelli, Chieti, 2016; vedi http://www.filosofiaescienza.it/monsignor-big-bang/#more-39).

In attesa di ascoltarlo il 9 giugno lo abbiamo intervistato.

Dottor Stenico, anzitutto, chi è Lemaitre?

Georges Lemaitre (1894-1966) fu un matematico, un fisico e un sacerdote cattolico belga. Della sua persona e della sua opera scientifica molto si potrebbe dire, ma il tutto si può condensare nella semplice affermazione per la quale egli fu il padre della formulazione fisica della teoria dell’espansione dell’Universo. Se oggi tale fenomeno espansivo viene ritenuto un dato di fatto, all’epoca di Lemaitre questa proposta venne accolta, almeno inizialmente, tutt’altro che in maniera favorevole, in primo luogo da Albert Einstein, che la rifiutò per vari anni.

Molto versato nei calcoli ma anche grande studioso dei dati astrofisici dell’epoca, il sacerdote cosmologo belga riuscì a spiegare il principale dato empirico degli anni Venti del Novecento – il “redshift” – chiamando in causa l’espansione dello spazio. Espansione che a suo dire sarebbe stata generata dalla frammentazione-esplosione di un’entità originaria da egli definitiva “atomo primitivo”. I cosmologi di oggi, sebbene con connotazioni assai diverse da quelle lemaitriane, parlano di “singolarità cosmologica” per designare un “punto” di massa, temperatura e densità infinite che racchiudeva un tempo il Cosmo intero e che esplose, per ragioni ignote, circa 13-14 miliardi di anni fa.

Lei ha avuto modo di studiare la sua vita e i suoi scritti proprio a Lovanio, la città belga in cui insegnò. In cosa è consistita la sua ricerca?

La mia ricerca di dottorato internazionale (Trento, Francoforte sul Meno) in “Comunicazione politica”, che ho portato a termine nel 2013 e dalla quale è sorta l’ampia pubblicazione “La ragionevole ‘creazione’: cosmologia moderna, ideologie del XX secolo e religione” (ed. Museo storico del Trentino, Trento, 2015), aveva per oggetto i molteplici rapporti tra cosmologia moderna (teoria dell’espansione cosmica), religione cattolica e alcune ideologie novecentesche (nazionalsocialismo, comunismo sovietico e tedesco-orientale).

E’ infatti possibile dimostrare, con apposita documentazione che io ho vagliato in cinque lingue, come la ricezione di una teoria cosmologica possa essere influenzata dal clima politico di una società. L’esempio per eccellenza è costituito dall’Unione Sovietica, dove sino al principio degli anni Sessanta il solo menzionare una teoria scientifica che presupponesse l’inizio del Cosmo materiale – giacché per l’ideologia comunista la materia era e “doveva” essere eterna – era vista con grande diffidenza ideologica. Quale fisico ma anche sacerdote, Lemaitre dovette affrontare una serie di difficoltà: in Russia e nella DDR il suo nome fu automaticamente associato al “creazionismo clericale”; in Occidente egli dovette non di meno subire gli attacchi di tutti quegli astronomi che, come l’inglese Fred Hoyle, vedevano nell’ipotesi lemaitriana dell’atomo primitivo non una proposta scientifica, bensì una versione mascherata del racconto della Genesi.

In questi ultimi anni, la figura di Lemaitre sta ottenendo un giusto e ampio riconoscimento. Quando lavorai su Lemaitre ancora nel 2009, il materiale su questo autore, anche su Internet, era piuttosto scarso. Oggi il Web ne è invece ricchissimo.

Lemaitre era un prete, Pio XII un papa molto attento ai rapporti tra scienza e fede. Quale fu la lettura che il papa diede del Big bang? In che senso il Big Bang “piacque” ai cattolici?

L’idea di partenza è che non è possibile che una persona scinda se medesima in “compartimenti stagni”. Lemaitre tentò però di mostrare come la sua ipotesi scientifica fosse davvero tale, cioè “scientifica”, e non “semplicemente” (si perdoni il termine!) teologica o filosofica. A fortiori un’argomentazione sulla contingenza della costituzione cosmica attuale – argomentazione che la teoria odierna del Big Bang offre – risulta certamente vicina al racconto della Genesi, alla fede, ma Lemaitre costruì la sua proposta partendo dai dati empirici dell’astrofisica, non dal campo della fede.

Egli chiarì la distinzione tra le due strade per giungere a Dio: quella naturale, accessibile all’intelletto con le sue sole forze, ove l’uomo scorge una Natura ordinata, razionale e può, in maniera generica, giungere all’idea di un Deus Auctor naturae; quella sovrannaturale, inaccessibile dall’uomo con le sue sole forze e derivante invece da un’illuminazione superiore, da una fede che è dono del vero Dio e che porta alla conoscenza, seppur parziale, di Dio sub ratione Deitatis, ovvero nella Sua vita intima, come ad es. nel rapporto delle Tre Persone divine, ovvero il dogma della SS. Trinità, che solo per rivelazione di Cristo l’uomo conosce.

Papa Pio XII raccolse la suggestione scientifica di un inizio dell’Universo – quindi l’ipotesi lemaitriana dell’atomo primitivo, seppur senza citarla esplicitamente – come argomentazione in grado di rafforzare l’idea della contingenza dell’Universo, ovverosia l’idea che l’Universo materiale non fosse eterno. Il Santo Padre tenne comunque a precisare, in un suo famoso discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze tenuto il 22 novembre 1951, che una teoria cosmologica poteva al massimo avvicinare l’intelletto alla tesi di un inizio del tutto, ma non era da prendersi come argomento probante per la fede e per la “creatio ex-nihilo”, che era e rimaneva appannaggio della Rivelazione e della metafisica. In pratica, uno scienziato ateo avrebbe potuto accettare l’ipotesi dell’atomo primitivo anche senza esperimentare alcuna “conversione” in senso religioso.

Su questo Lemaitre fu sempre chiaro. In questo senso, il cattolico deve mirare non tanto ad una scienza che “piaccia”, bensì ad una che sia “corretta”, “veritiera” o almeno verosimile, cioè in accordo con i dati disponibili. Come sostengono gli scienziati, il Big Bang rappresenta per ora la miglior spiegazione possibile delle osservazioni.






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