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Iannone e i ducatisti: quando il divorzio è consensuale

Iannone Ducati, un connubio che sportivamente potrebbe funzionare ancora, non c’è dubbio, soprattutto con le ultime evoluzioni della Desmosedici volute dall’ingegner Dall’Igna, che sembrano adattarsi molto bene al pilota di Vasto, ma perché quel 29 giallo sulla carena della Ducati ufficiale non mancherà ai ducatisti?

Inutile girarci intorno: ai ducatisti, almeno i più “integralisti“, Iannone non mancherà affatto nella prossima stagione della MotoGP, forse le sue compagnie e amicizie, soprattutto quelle femminili, ma il pilota o meglio, l’uomo, non ha fatto per nulla breccia nei cuoridesmodromici“, nemmeno portando alla vittoria la “loro moto” per la prima volta dopo gli anni bui delle passate stagioni.

Il motivo di questa disaffezione per il pilota abruzzese è da cercare nel suo carattere, nel suo modo di porsi, di essere “protagonista a tutti i costi“, come silenziosamente, ma inesorabilmente, lo hanno visto tutti anche all’ultimo World Ducati Week: l’unico alfiere della Ducati con l’entourage personale, un manipolo di personaggi più o meno utili, vestiti con le magliette del pilota, (senza alcun riferimento al marchio Ducati, ma solo con il 29 giallo, un colore per di più indigesto a molti ducatisti), che lo contornavano in ogni momento, con i telefonini sempre in mano, lo sguardo un po’ perso nel fulgido futuro del grande pilota, ma molto “disconnesso” dai suoi tifosi.

Nemmeno Casey Stoner, molto più amato e soprattutto vittorioso di Iannone, aveva così tanti personaggi attorno, come a “proteggerlo” dalle folle di appassionati, anzi, spesso Casey era solo o con una persona o due e solo chi doveva accompangarlo o comunque era con lui per un motivo, io stesso l’ho visto approfittare della distrazione dei tifosi, impegnati a guardare uno spettacolo “piccante” su uno dei palchi degli sponsor, per attraversare la strada tra l’hospitality Ducati e la sala stampa per non essere “assalito” dai tifosi, ai quali per altro si è concesso in più di un’occasione, dispensando sorrisi, prestandosi a farsi fotografare e in generale ricambiare l’affetto dei ducatisti.

Iannone invece, nel dietro le quinte, più di una volta ha espresso il disappunto e quasi il “fastidio” di doversi confrontare con i tifosi, sbuffando per un autografo in più o peggio rifiutandolo, come mi è capitato di vedere con i miei occhi.

Per questo le recenti dichiarazioni di Iannone sul fatto che ha girato più forte di Stoner nei test, fanno un po’ sorridere, perché non fanno altro che ribadire un concetto semplicissimo: ai ducatisti non interessa un pilota blasonato, super vincente e dal culto della personalità che lascia poco spazio a tutto il resto, ai ducatisti piacciono i piloti “schietti“, anche terra terra o di poche, pochissime parole, come Stoner, Checa, Bayliss, Falappa e molti altri, ma questo dovrebbe essere un campanello d’allarme anche per chi lo sostituirà su quella sella l’anno prossimo, Jorge Lorenzo, se vorrà avere la tranquillità del supporto dei ducatisti, dovrà cambiare non poco la percezione che si ha dall’esterno del “Lorenzo uomo“, al netto delle capacità del “Lorenzo pilota“.

Iannone è stato più veloce di un pilota che, ricordiamocelo, è in pensione, gira quando ne ha voglia, nulla di più che un “turista“, anche se blasonato, della MotoGP, quello in cui però non riuscirà mai a batterlo sarà nell’essere amato dai ducatisti, e questo è sicuro e anche se l’anno prossimo, in sella alla Suzuki, dovesse essere mille volte più vincente dei piloti Ducati, poco importerà, meglio un avversario duro da battere in pista, che un pilota poco amato in sella alla propria passione, quel rosso di Borgo Panigale che potrà non vincere, ma emozionerà i suoi tifosi sempre più di qualsiasi altra moto.






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