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Borga-Taverna-Agnoli demoliscono la riforma Renzi-Boschi-Verdini

«No alla riforma Renzi»: martedì l’incontro a Mollaro

Un’ora e mezzo di critiche: serrate e puntuali.

Ecco la sintesi della serata che si è svolta martedì sera sul referendum costituzionale del 4 dicembre, a Mollaro. Protagonisti l’avv. Rodolfo Borga, consigliere provinciale-regionale di Civica Trentina, il dottor Claudio Taverna , presidente del “Comitato per la buona Costituzione: NO alla riforma Renzi“, il prof. Francesco Agnoli, docente e giornalista e il pubblico attento e numeroso che ha riempito la sala conferenze della Casa Sociale.

Dopo l’introduzione di Taverna che ha svolto il compito della regia dell’incontro, sono intervenuti nel dettaglio Borga e Agnoli.

Il presidente del “Comitato per la buona Costituzione: NO alla riforma Renzi” ha denunciato la farraginosità della riforma (modificati 43 articoli, un terzo del totale) che saccheggia ciò che solo pochi anni fa i fautori del SI definivano la “Costituzione più bella del mondo”, quando, ad esempio, il rinnovellato art. 70, il cuore della riforma, si compone di ben 438 parole a fronte delle 9 parole del testo originale (ndr l’art. 70 è quello che dovrebbe annullare il bicameralismo perfetto o paritario), mentre i padri di questa riformicchia fanno parte di un parlamento illegittimo (vedi la sentenza della corte costituzionale che aveva dichiarato illegittimo il “porcellum”) raccolti in maggioranze variabili ( ben 140 parlamentari hanno cambiato casacca, in linea con lo sport nazionale più praticato: l’opportunismo). Taverna ha contestato la progressiva perdita di sovranità popolare sia nel confronti dell’Europa, sia nei confronti del partito “unico”, che con l’ “italicum”, potrebbe conquistare tutto il potere anche con solo il 30% dei votanti (con una percentuale reale del 15% degli aventi diritto).

Il consigliere Borga, sollecitato dalle domande di Taverna, si è soffermato sulle ricadute che la riforma Renzi avrà sull’assetto istituzionale dell’autonomia del Trentino e della Regione, non capacitandosi che il partito autonomista si sia schierato (pur con qualche lodevole distinguo di alcuni esponenti del PATT) acriticamente a favore del SI.

In particolare Borga ha sottolineato come la “clausola di salvaguardia” dello Statuto di autonomia sia in realtà strumento estremamente debole per la sua difesa, quando i sostenitori del SI (PD e PATT) la vogliono falsamente far passare come “clausola di garanzia”.

«La vera “clausola di garanzia”, citando l’ex-presidente del consiglio regionale ed ex senatore Oskar Peterlini della SVP, fu invece – ha ribadito Borga – quella riconosciuta dalla riforma costituzionale del presidente Berlusconi (bocciata poi dal voto popolare) che attribuiva solo all’intesa tra le Province di Trento e Bolzano e la Regione Trentino Alto Adige la possibilità di modifiche statutarie».

«Il rinnovellato art. 117 abbinato al rinnovellato art. 120 ( si dice combinato-disposto, secondo il linguaggio giuridico) sono la “testa d’ariete” per l’attacco frontale al sistema delle autonomie» – ha denunciato il presidente di Civica Trentina. E continuando «la “clausola di supremazia” è il grimaldello per farlo saltare, nel disegno renziano di progetto neocentralista, dettato da interessi finanziari ed internazionali, di cui il fiorentino è fedele interprete e rappresentante.»

«Progetto centralista – ha concluso Borga tra gli applausi – che passa, ora, attraverso la decapitazione delle regioni a statuto ordinario, ma che un domani molto prossimo sarà più che aggressivo, con l’aria che tira soprattutto nei confronti del Trentino, verso la nostra autonomia, coerentemente ad una marcata impronta centralista della nuova costituzione.»

Il prof. Agnoli, sollecitato da Taverna, si è occupato di due argomenti molto importanti. Il primo riguarda l’informazione, tutta schierati per il SI. Rai, grandi giornali sono a sostegno del Governo condizionando (o cercando di farlo) gli elettori con scenari catastrofici nel caso della vittoria del NO e lanciando un messaggio molto semplice e di presa immediata il “nuovo” contro il “vecchio”, la semplificazione del procedimento legislativo, la riduzione del costo della politica, e amplificando le “mance” elettorali della finanziaria, per far andare a votare e conquistare il voto degli indecisi. Ma tutto ciò è falso, e di questo il relatore ha dato ampia prova e dimostrazione, elencando, con puntigliosa precisione, gli esempi di siffatta “mala informazione” che numerosi si stanno moltiplicando in queste settimane e che sono stigmatizzati molto pesantemente persino da esponenti di settori molto vicini al PD e addirittura correnti interne di quel partito.

Il secondo argomento è la perdita di sovranità nazionale e popolare, sia nei confronti esterni sia nei confronti interni. Per quanto riguarda il “fronte interno”, essendo la riforma strettamente legata all’ “italicum” – come aveva ricordato Taverna nell’introduzione – il “partito unico” o meglio il partito che raccoglie il 30% dei voti (ossia il 15% dell’intero corpo elettorale) si piglia tutto: dal presidente della repubblica, ai giudici della corte costituzionale. Nella sola camera elettiva, vale a dire l’assemblea dei deputati, il capo del partito vincitore, anche con modeste percentuali, ha pure il controllo dei deputati, in parte nominati, mentre i senatori sfuggono al voto popolare perché tutti nominati dai consigli regionali, ossia dai partiti o meglio dal partito vincitore.

Per quanto riguarda il “fronte esterno” il prof. Agnoli ha dimostrato come la sovranità nazionale e popolare è largamente compromessa dalla grande finanza e dalle politiche delle banche d’affari e più in generale del sistema bancario internazionale.

«I legami di Renzi ( e Boschi) con la finanza sono di dominio pubblico» continuava Agnoli e al proposito, ha ricordato che «l’americana J.P. Morgan è venuta in soccorso di Renzi e del suo referendum, bollando le costituzioni dei Paesi mediterranei, Italia compresa, come troppo socialiste perché troppo rispettose dei diritti dei lavoratori». E ancora «la J.P. Morgan è stata nominata da Renzi consulente del governo per il piano di ristrutturazione del MPS (ndr Monte dei Paschi di Siena)».

Tuttavia, avviandosi alla conclusione del suo intervento, molto apprezzato dal pubblico, il prof Agnoli ha ricordato che tutto il sistema di potere americano ed internazionale si fosse schierato con Hillary Clinton, eppure ha vinto Trump, contro tutti i pronostici, “evidentemente falsi”, come false sono le motivazioni di Renzi a sostegno della sua riforma, si è dunque augurato che il popolo italiano non perderà l’occasione, il 4 dicembre, per mandare a casa gli incantatori di serpenti ed i pifferai di professione.






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