Main Menu

M5S, Affronte e Zanni fuori dai pentastellati

Dopo l’approvazione del nuovo codice etico, caratterizzato dall’assenza dell’automatismo dell’espulsione per chi riceve un avviso di garanzia, Beppe Grillo ha tentato un altro ‘colpo di teatro’, cercando di far traslocare il M5S dagli antieuropeisti dell’UKIP ai centristi europeisti dell’ALDE.

Sono tre gli aspetti su cui è necessaria una riflessione.

IL VOTO ONLINE

In primo luogo, la deriva ‘dittatoriale’ di Beppe Grillo, dal momento che la ‘svolta’ è stata comunicata agli attivisti solo domenica mattina, preannunciando all’improvviso che si doveva votare se restare nel gruppo EFDD – pur ritenendo la scelta ‘sconsigliata; se unirsi al gruppo misto europeo, con tutte le conseguenze negative del caso – ovvero, con il ridimensionamento del peso politico all’interno del Parlamento UE; se entrare nel gruppo europeista e liberale di Guy Verhofstadt.

Insomma, non può che inquietare il processo estremamente veloce e improvviso della pubblicazione della proposta del cambio di rotta all’UE, con un voto ovviamente condizionato dal pensiero del ‘leader’.

E non è esagerato riprendere, come parallelismo, le elezioni politiche del 1929, quando gli italiani dovettero ‘semplicemente’ rispondere sì o no all’approvazione della lista dei deputati designati dal Gran Consiglio Nazionale del Fascismo, con un risultato del 98,34% a favore di Benito Mussolini.

Quale validità, infatti, può avere un voto se la richiesta è avvenuta di domenica mattina, a mo’ di schiaffo, senza dare la possibilità agli attivisti di capirci qualcosa e rimarcando come “sconsigliata” la scelta di restare nel gruppo degli antieuropeisti?

Insomma, è la riproposizione ‘grillina’ del ‘vuoi vincere facile?’.

IL CAMBIAMENTO IDEOLOGICO

Prima del tentativo di Grillo di accasarsi con i fautori dell’Europa e nemici di Vladimir Putin, il M5S era noto per essere fortemente antieuropeista a tal punto da osannare la Brexit e l’idea di un’Italia senza l’euro.

Una posizione che ha naturalmente attratto su di sé consenso elettorale.

Oggi, però, siamo di fronte a un cambiamento radicale della posizione del M5S nei confronti di Bruxelles e della moneta unica, altrimenti non si potrebbe spiegare la decisione di mollare Farage & Co.

Come hanno reagito gli elettori? La sensazione è che non l’abbiano presa bene e potrebbe beneficiarne il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, il quale ha già messo le mani avanti, parlando apertamente di “voltafaccia a favore di euro e immigrazione”, compiuto per ottenere “poltrone”.

LA BRUTTA FIGURA

L’ALDE, però, ha detto no al Movimento Cinque Stelle, gettando così alle ortiche la mossa repentina di Beppe Grillo e il voto di oltre 40.000 iscritti.

Il motivo? Il M5S è distante dalle posizioni fortemente europeiste del gruppo liberal – democratico. Hanno detto no soprattutto gli europarlamentari finlandesi, svedesi e francesi.

Insomma, una figuraccia assurda che scredita in maniera inequivocabile il lavoro dei 17 esponenti del Movimento Cinque Stelle, oggi 15 perché Affronte e Zanni hanno lasciato il gruppo in dissenso con quanto fatto dal Leader Politico Grillo, che si trovano a Strasburgo.

Insomma, un ritorno a Canossa, da Nigel Farage, nonostante il britannico abbia già accusato Grillo di essersi venduto ai poteri forti, un dietro-front non senza conseguenze sull’affidabilità politica dell’intero movimento.

 






Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked as *

*