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L’Iva sulla raccolta rifiuti, un gravissimo danno anche per le istituzioni scolastiche Trentine

Da anni, ci occupiamo dell’IVA che illegittimamente, secondo un pacifico, consolidato orientamento giurisprudenziale (sentenza della Corte Costituzionale n. 238/09 e numerose sentenze della Cassazione – Sezione Tributaria e SS.UU.) i gestori della raccolta dei rifiuti fatturano per le utenze domestiche di residenti e non residenti.

Come ripetutamente scritto, consigliamo i cittadini che vogliono opporsi ad una ingiustizia, di praticare l’istituto della “compensazione” prevista dall’art. 1241 del Codice Civile.

Tuttavia, altri soggetti, che rientrano nella categoria delle utenze non domestiche, subiscono la medesima sorte.

Tra questi, le scuole che pagano, secondo il piano tariffario del Comune di Trento*, una quota fissa di 0,9363€/mq. e una quota giornaliera di smaltimento (per occupazioni inferiori a 60 giorni) di 0,0051€/mq.con un volume minimo obbligatorio pari 3,03.

Le scuole del Trentino, dotate di autonomia didattica, organizzativa e finanziaria, iscrivono nei loro bilanci anche il gravame dell’IVA, con aliquita ridotta 10%, sulla raccolta rifiuti. Tradotto in soldoni (e non sono pochi), significa che l’IVA non dovuta ma pagata sottrae risorse alle scuole, con conseguenze sull’attività formativa.

Ebbene, non è forse il caso, di farci un pensierino e di intervenire?

* i Comuni adottano, autonomamente, i piani tariffari della raccolta rifiuti






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