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Coro della SOSAT di Trento: la voce del Direttore

Sono trascorsi 6 anni da quando il coro trentino nato nel 1926 ha iniziato a intonare i suoi canti sotto la direzione del maestro Roberto Garniga. Un giovane professionista alla guida di uno dei cori più famosi anche a livello internazionale.

Maestro Garniga com’è nata la collaborazione con il Coro della Sosat?

“La mia collaborazione con questo prestigiosa compagine corale è nata grazie alla tecnologia, ai social, all’epoca sono stato contattato su facebook da Bruno Filippi (vice presidente) il quale mi invitava a presentarmi ad un colloquio con Andrea Zanotti, il coro della Sosat stava cercando un maestro perciò… ho colto l’occasione al volo e ho avuto la fortuna di essere scelto”.

È stato difficile iniziare un nuovo percorso in una realtà così antica e famosa?

“Non è stato difficile, è stato affascinante entrare in questo mondo musicale incredibile, in questo coro dal suono epico, in questo gruppo di persone che racconta la storia di una terra, la storia di una vita… Io ho cercato solo di fare il mio dovere”.

Quando la sua vita ha incontrato la musica?

“La mia vita è sempre stata immersa nella musica, mio padre suona la tromba nella banda di Lizzana ed è un grande appassionato del bel canto e dell’opera, perciò a casa mia non è mai mancata la buona musica; inoltre ho una sorella diplomata in pianoforte. Fin da bambino ho sempre ascoltato, ho sempre suonato e ho sempre cantato”.

Quali sono gli studi e le sue precedenti esperienze musicali?

“Mi sono diplomato in corno francese e in canto al conservatorio di Trento e ho sempre cercato di esplorare tutto l’universo musicale, con il corno suonando in banda, in orchestra e con gruppi di musica da camera, e con la voce cantando dall’opera al musical alla musica leggera”.

Cosa vuol dire essere coro?

“Essere coro vuol dire famiglia: condividere un cammino musicale, condividere gioie e dolori di storie umane che fanno parte di un gruppo; tutti in parte sono indispensabili e necessari, perché la forza di un coro è, e sarà sempre l’unione, l’armonia che genera quella magia chiamata musica”.

Tra le sue varie attività c’è quella di cantante. Come si coniuga la provenienza da una scuola classica di canto con la coralità popolare trentina?

“La realtà è che la musica classica trova le sue radici nella musica popolare, per quanto riguarda l’aspetto vocale i nostri nonni conoscevano perfettamente la musica colta, le opere erano il tessuto musicale dell’inizio del secolo scorso, quando nasceva la sezione operaia della Sat, si giocava con le arie d’opera, il canto spontaneo era simile al canto lirico e con questa alchimia nasce il primo coro popolare maschile di montagna, il coro della Sosat.
 Questa compagine corale vuole mantenere la tradizione: cantare il popolo della montagna con una vocalità simile alla vocalità lirica per espressione e potenza, perciò da questo punto di vista la mia preparazione classica si sposa alla perfezione con l’intento musicale del coro”.

Quale atmosfera si respira dietro le quinte prima di un’esibizione?

“Prima di un’esibizione, oltre alla concentrazione, che non deve mai mancare, l’aria che si respira è di grande gioia, di poter portare sul palcoscenico l’orgoglio di essere trentini e di cantare le nostre montagne, di raccontare storie di vari popoli, di narrare amori, gioie e dolori”.

Si ritiene soddisfatto del percorso fatto? Qual è il prossimo obiettivo per il suo coro?

“Da buon musicista non mi sento mai soddisfatto pienamente, perché come mi hanno insegnato si può sempre fare meglio, però la strada intrapresa fino ad ora sta portando lontano, con un cammino ricco di soddisfazioni. Prossimamente dovremo calcare dei palcoscenici importanti come quelli della Filarmonica di Monaco e quella di Berlino e Lipsia, perciò avanti con lo studio”.






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