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Padri in cerca di giustizia

L’attuale crisi economica mette sul lastrico tanti uomini, lavoratori che si ritrovano senza il loro stipendio, costretti a vivere di stenti. C’è un’altra crisi che si aggiunge a questa e che ha le stesse ricadute nella quotidianità di tante persone. La crisi coniugale.

La fine di un matrimonio che diviene strumento di odio e vendetta e che acceca anche gli sguardi di coloro che di fronte a quel passaggio della vita nulla possono: i figli.

Tanti sono i padri che cercano di sopravvivere alle sentenze dei giudici in cui l’obbligo di mantenimento diviene la ghigliottina per il loro vivere: lo stipendio dimezzato o pignorato per gli alimenti.

Una delle ultime storie è quella di Marco Della Noce, comico di Zelig, che tanto ha fatto ridere noi tutti nel suo ruolo di capomeccanico della Ferrari di ‘Sochmacher’. “Ora nessuno riesce a fare ridere me” dice questo papà famoso.

Racconta che oggi la sua casa è la macchina e i suoi figli non possono vederlo proprio perché non è questa una dimora consona per incontrarsi, scrivono i giudici.

Come si arriva a situazioni come questa?

La crisi di coppia come un campo di una battaglia all’ultimo sangue. Chi si è unito e promesso di amarsi e rispettarsi diviene il peggior nemico da eliminare senza eccezioni di colpi. Perché?

Cosa chiederebbero i figli di questi genitori in crisi?

Comprendere non è da tutti; è un atto che richiede un lavoro interiore molto difficile, che va nel profondo del cuore per trasformare tutti i torti o le ingiustizie ricevute dal partner e trovare una pace nuova. Vuol dire mettersi nei panni dell’altro e vedere la realtà dal suo punto di vista. Non è cosa da poco.

‘Chi me lo fa fare?’, potrebbero dire questi adulti.

Allora tutto deve trovare una nuova prospettiva, la più dimenticata: quella di chi in quella situazione si trova nella posizione più debole, i figli.

La comprensione come dono ai figli di una serenità interiore e non solo esteriore, di un insegnamento unico per la loro vita, di un bagaglio prezioso e raro.

Quali sono i diritti in gioco? Quelli del padre? Quelli della madre?

C’è un altro interrogativo, forse il più grande: chi tutela il bene di questi figli?

Perché, come scrive Massimo Gramellini: “in gioco non c’è il diritto degli uomini contrapposto a quello delle donne, ma il diritto di tutti a dormire in una casa invece che in un’auto. Perché nessun figlio vorrebbe che un padre o una madre si riducessero così” (Corriere della Sera 20 ottobre 2017).

Certo ogni storia va poi letta singolarmente e con la voce di tutti i protagonisti. Ma questa è proprio un’altra storia.

 






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