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Una società che perde sempre di più i valori e i punti di riferimento.

Quando la violenza diventa una moda.

Sono oltre 200 mila le vittime del cyberbullismo in Italia.

Ma che cosa significa questa parola che porta purtroppo ad eventi tragici nel mondo dei giovani?

Si definisce cyberbullismo quell’insieme di azioni aggressive e moleste continuative compiute tramite strumenti telematici. La parola deriva dall’inglese “cyberbulling” che si distingue dal “cyberassment” che avviene tra persone adulte o tra un adulto e un minore.

Come si differenzia il cyberbullismo dal bullismo di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente?

Il bullo agisce in modo diretto e/o con l’aiuto di altri amici, mentre il cyber bullo usa telefonini o social network. In questo caso vi è quindi un’azione sia diretta che indiretta del molestatore ed è facilmente provabile ogni reato commesso. Inoltre diventa davvero grave il fatto che il dolore inflitto alla vittima prescelta è senza spazio e tempo perché avviene ogni volta che chi subisce guarda il telefono o si collega ai social.

Sconcertante e drammatico è anche fare filmati sulla violoenza, come se fosse una cosa importante da ricordare e da far vedere a tutti. I protagosnisti diventano dei contro-eroi che acquistano “valore” deridendo, picchiando o purtroppo anche violentando. Il male diventa oggetto di curiosità facilmente reperibile da ragazzi anche troppo giovani.

Ricordo come se fosse ieri una mattina alla fine della ricreazione in una classe di seconda media. Io, a quel tempo, ero una giovane educatrice scolastica ed entrando in aula vidi un gruppetto di ragazzi leggermente chinati in fondo alla stanza. Nessuno avvertì la mia presenza perché erano intenti a filmare due compagni: uno a terra e l’altro che gli stava sopra. Il mio veloce intervento per fortuna bloccò l’aggressione sia fisica che psicologica. Ma quante volte purtroppo la violenza si conclude e non viene bloccata?

Ricordiamo solo alcuni tragici casi come quello avvenuto nel Luglio scorso a Viareggio durante il quale una giovane marocchina viene picchiata, violentata e filmata con il telefonino da due uomini per tutta la notte.

A Giugno del 2016 una ragazzina è stata violentata e filmata da un gruppo di coetanei, tra i quali vi era il suo fidanzatino. Tutti ragazzi di “buona famiglia” che si sono uniti per diventare “attori” di azioni violente.

A Settembre 2016 nel Riminese una 17 enne ubriaca viene violentata nel bagno di una discoteca, la scena viene ripresa dal telefono di un’amica e il filmino viene girato su wathApp.

Viene da chiedersi qual’è il senso dell’amiciza e dell’amore per alcuni o meglio troppi dei giovani della nuova generazione. Come può essere concepito il sesso da un ragazzino che concede, come se fosse un oggetto, la sua fidanzatina agli amici? Forse come un gioco non condiviso, non voluto e, proprio per questo, conquistato con forza e violenza. Un evento da ricordare, da mostrare, un trofeo da vincere ed esibire a quante più persone viene inviato.

Ma drammatico è anche il comportamento dell’amica della 17enne violentata in discoteca. Invece di difendere la sua compagna di divertimento, di unirsi ad un’altra giovane donna contro la violenza maschile, si fa promotrice e testimonianza di violenza.

Scompare del tutto il senso di difesa di chi ci sta vicino, anzi si diventa complici. Dove sono finite le emozioni positive? Perchè i giovani sono attratti dalla violenza?

Sicuramente la percentuale di film e serie TV, in cui il male è protagonista, sono di gran lunga maggiori rispetto a quelli in cui sono presenti eroi o persone che agiscono per un bene comune, per ideali o per la crescita economica e sociale di un determinato territorio. Per di più i giochi computerizzati hanno come obiettivo la vincita di una guerra o la morte di un avversario.

D’altra parte i ragazzi sono di frequente soli, i genitori avendo lavori sempre più precari, non hanno più tempo per parlare con i propri figli, i nonni spesso si sostituiscono ai genitori per l’educazione dei nipoti e non si accorgono di meccanismi sottostanti il loro apparente buon comportamento. Neanche la scuola è un punto di riferimento per le famiglie. Gli insegnanti stanno perdendo la propria autorità e faticano a far lezione in aule sempre più disordinate con ragazzi che si chiedono perché devono diventare adulti, quando vedono la generazione precedente come un vortice fallimentare al quale le persone di riferimento fanno parte.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  –Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo






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