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«Il senso della vita di Emma» in scena al Teatro Cuminetti dal 31 ottobre al 12 novembre

Il successo di Fausto Paravidino apre la stagione di Grande Prosa

Ci ha pensato Paravidino con il romanzo teatrale «Il senso della vita di Emma» ad inaugurare la stagione di Grande Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara per l’anno 2017-2018. La pièce, che ha debuttato in prima assoluta martedì sera al Teatro Cuminetti di Trento, sarà riproposta nel capoluogo fino al 12 novembre, per poi toccare le altre piazze trentine e bolzanine.

Nasce e si struttura in un continuo rincorrersi tra memoria e presente la nuova creazione artistica di Fausto Paravidino, per la prima volta in Stagione a Trento in veste di drammaturgo con una commedia scritta per il Teatro Stabile di Bolzano. Da sempre attento osservatore delle dinamiche sociali, politiche ed economiche di un’Italia allo sbando, il drammaturgo dipinge ne «Il senso della vita di Emma» un eterogeneo cosmo di personaggi solidi – eppure così umani – nelle loro fragilità, speranze, illusioni e consapevolezze.

«Siamo all’opening di una galleria, tra i quadri c’è il ritratto di una donna: Emma. Di lei conosciamo solo la sua faccia dipinta. Quanto dobbiamo sapere del soggetto per apprezzare l’opera?». Si apre così la biografia di Emma, raccontata ed esperita dalle persone che le hanno sempre gravitano attorno, anche prima della sua nascita: l’archetipo della famiglia degli anni’60 – da quando i genitori di Emma si conobbero ad una fiera – fino ai giorni nostri. Si susseguono le parole della madre, del padre, del fratello e della sorella così pure degli amici dei genitori, del parroco e di una vicina: ma in questo fitto groviglio di ricordi, aneddoti e rivendicazioni Emma non sembra comparire.

All’interno di questo affresco che si dipana per oltre quattro decenni, quelli in cui è nata e cresciuta la cosiddetta Generazione X, «Emma non parla, perché Emma è scomparsa. Emma è scomparsa volontariamente e le persone della vita di Emma si chiedono perché Emma abbia fatto come sua madre quando era incinta di lei». La sua assenza si offre come motore della vicenda, permettendo al registra di portare in scena il mondo di tanti giovani costretti, come Emma, a diventare adulti troppo in fretta (o a non diventarlo mai).

Emma non parla, e quando lo fa viene fraintesa o non capita affatto. D’altronde, come in quest’opera, ci hanno sempre pensato gli altri a parlare ed agire per lei, senza preoccuparsi della sua opinione. Emma non parla, e quando lo fa non la spaventa affatto l’idea di dar voce alla realtà dei fatti che invece, a questi tanti “altri” che le gravitano attorno, fa comodo accantonare. Sarà solamente la sua scomparsa a spingere genitori, fratelli e sorelle, amici a guardarsi dentro per intraprendere un faticoso – ma inevitabilmente necessario – percorso di crescita ed espiazione. Il vuoto da lei lasciato, scena dopo scena, verrà riempito da nuove consapevolezze: si parlerà di scelte, di colpe ed errori che sproneranno i protagonisti ad accettare la realtà e, così facendo, a rendere sempre più chiari i motivi della sua fuga.

Il piccolo paese affollato dal quale prende piede la vicenda si trasforma così agli occhi del pubblico in privilegiato specchio di oltre quarant’anni di disordini e innovazioni di carattere politico, artistico ed ecologico: dinamiche che senza dubbio s’intrecciano, condizionano e inevitabilmente vincolano le storie di vita delle famiglie e in primis dei loro membri in continuo divenire. Il prodotto finale non può che risultare un affascinante collage di quotidianità semplici e “vere”, magistralmente raccontato da Paravidino e dal suo entourage coniugando un’ironia sagace con un gusto disincantato eppure fulminante, che non a caso hanno fatto guadagnare al regista il fortunato epiteto di “Woody Allen italiano”.

A fianco di Paravidino – nel duplice ruolo di regista ed interprete – calcano il palco anche Iris Fusetti, Eva Cambiale, Jacopo Maria Bicocchi Angelica Leo, accompagnati da otto attori della Compagnia Regionale, l’iniziativa triennale del Teatro Stabile di Bolzano, del Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento e del Coordinamento Teatrale Trentino volta a valorizzare e perfezionare le risorse artistiche del Trentino-Alto Adige. Gli otto attori nato o residenti in regione selezionati per interpretare lo spettacolo sono, in ordine alfabetico, Gianluca Bazzoli, Giuliano Comin, Giacomo Dossi, Marianna Folli, Veronika Lochmann, Emilia Piz, Sara Rosa Losilla, Maria Giulia Scarcella.

L’auspicio è quello di eguagliare (se non addirittura superare) il successo riscosso nel corso del primo anno, quando gli attori e le attrici della Compagnia – nati o residenti in regione – si sono cimentati con la messa in scena de «La Cucina» di Arnold Wesker, spettacolo diretto dal regista Marco Bernardi.

«Il senso della vita di Emma» sarà in scena al Teatro Cuminetti da martedì 31 ottobre fino a domenica 12 novembre alle ore 20.30, mentre la domenica, come di consueto, la recita sarà anticipata in orario pomeridiano, alle 16.00. A seguito delle recite trentine e quelle bolzanine (in calendario dal 16 novembre al 3 dicembre), lo spettacolo proseguirà la sua tournée nazionale con le date di Torino, Cesena e Genova.

Anche quest’anno il Dipartimento di Lettere e Filosofia di UniTrento collabora con il Centro Servizi Culturali S. Chiara per la realizzazione dei «Foyer della Prosa», un ciclo di incontri di approfondimento con la partecipazione delle compagnie coinvolte nel cartellone di Grande Prosa della stagione teatrale 2017-2018. Il primo appuntamento è previsto per venerdì 3 novembre alle ore 17.30 presso lo Spazio Ridotto del Teatro Sociale, occasione in cui, oltre alla compagine teatrale, interverranno in qualità di relatori anche alcuni docenti dell’Università.

a cura di Arianna Conci






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