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Ruota Libera: un aiuto a due ruote

La bicicletta compie duecento anni. Nel 1816 un giovane tedesco, per far fronte alla morìa dei cavalli in Germania, che portò a una crisi inevitabile dei trasporti e a cavallo, immaginò e fabbricò un veicolo per rimpiazzare questi animali. Così nacque la famosa due ruote! (fonte)

Questo mezzo è il cuore di Ruota Libera, la realtà roveretana di cui Michele Pedrotti è uno dei tre soci fondatori e primo Presidente.

Sono passati quasi 5 anni dalla nascita dell’Associazione Ruota Libera. Tanti cambiamenti, tante novità e addirittura una nuova Bottega Sociale.

Michele Pedrotti, da dove ha avuto inizio questa avventura?

“Ruota Libera è nata per dare una risposta di integrazione e una possibilità formativa ad alcuni migranti che chiedevano l’elemosina a Rovereto e con cui si era stabilito un dialogo. Un primo contributo del Comune di Rovereto ci ha permesso di avviare una piccola officina, ospiti nel capannone dell’Associazione Amici di ReMida.

Grazie al nostro grande entusiasmo e ad una straordinaria risposta della cittadinanza il progetto è cresciuto molto velocemente, l’idea di dare la possibilità di ripararsi la bicicletta con la nostra supervisione è piaciuta molto ai nostri primi soci che ancora oggi vengono a riparare il loro mezzo. Fornire un servizio riutilizzando materiali, il più possibile, recuperati da biciclette che altrimenti sarebbero finite in discarica, è un altro aspetto che ci caratterizza.

Abbiamo come obiettivo, anche nello statuto, il riciclo e l’incentivo della mobilità sostenibile.”

Che legame ha con la bicicletta?

“Da giovane è stato il mio sport, sport che in realtà è stata una scuola di vita: ho imparato l’impegno e lo spirito di sacrificio per raggiungere gli obiettivi, ed è quello che cerchiamo di trasmettere anche ai ragazzi che formiamo per entrare nel mondo del lavoro.

La bicicletta, se vogliamo, è una metafora della vita:

‘se non c’è impegno non si ottengono risultati’.

La ciclo-meccanica l’ho imparata allora, la bicicletta era il mio strumento di lavoro, ne avevo grande cura; chi andava in bici era il meccanico di se stesso, io sono stato doppiamente fortunato perché mio padre aveva un’officina e fin da piccolo giravo tra chiavi inglesi e cacciaviti…”

Quali sono state le difficoltà incontrate all’inizio e quali quelle in corso?

“All’inizio la difficoltà maggiore è stata quella di trovare un luogo dove far partire questo progetto e grazie alla disponibilità di molte persone, ai materiali e alle attrezzature ricevuti in prestito e anche gratuitamente da alcuni negozianti abbiamo racimolato l’attrezzatura necessaria per partire.

Crescendo poi e ampliandosi sempre di più il progetto iniziale, abbiamo incontrato e incontriamo problemi, come tutte le realtà che hanno anche una parte ‘commerciale’ legata ai bilanci, ma soprattutto, in questo momento di crisi, è difficile trovare aziende disponibili ad accogliere tirocinanti e trovare occupazione per queste persone che sono fuori dal mercato del lavoro.”

Chi ha più supportato e creduto in Ruota Libera in questi anni?

“Sicuramente il comune di Rovereto, attraverso il Servizio Politiche Sociali, che ha creduto sempre di più nel nostro progetto e che contribuisce nel pagare le borse lavoro per i ragazzi e un terzo degli stipendi di chi gestisce il progetto. Inoltre la Comunità di Valle e la Fondazione Caritro che negli anni hanno contribuito e sostenuto la nostra idea. Ci sono tantissime piccole realtà imprenditoriali con cui collaboriamo, privati cittadini che sarebbe troppo lungo elencare ma che sono sempre pronti ad aiutarci.”

Qual è lo scopo di questo progetto?

“Nel tempo abbiamo rilevato da parte delle aziende una crescente richiesta di formazione almeno delle competenze di base, anche dette soft skills, per affrontare il mondo del lavoro; per molti queste competenze sono scontate, come ad esempio essere puntuali al lavoro, non andare via qualche minuto prima, eseguire esattamente le indicazioni dei responsabili, chiedere spiegazioni quando non si comprendono le consegne, ecc… Molte persone non si rendono nemmeno conto che tutte queste competenze sono la linea di demarcazione netta tra avere un lavoro ed essere disoccupati.

Noi garantiamo agli imprenditori persone che sanno stare in un posto di lavoro, perché li abbiamo visti in officina e non ci è solo passato tra le mani un curriculum. Questo è fondamentale.”

Quante persone avete seguito in questi anni?

“Circa 25/30 persone all’anno, quindi circa 130 persone di cui una ventina attualmente lavorano stabilmente e non sono più in carico ai servizi sociali.”

Quali prospettive vede per il futuro di Ruota Libera?

 “Il futuro lo pensiamo ogni giorno, partecipando a bandi e cercando di tessere una rete con imprenditori e privato sociale, cerchiamo di posizionarci sul mercato proponendo una visione diversa di consumo, di inclusione sociale, di dignità della persona e qualcosa sta cambiando.

Noi guardiamo avanti cogliendo ogni possibilità, anche imprenditoriale, per dare un’opportunità formativa a chi non ha lavoro. Abbiamo due, tre idee ma ne parleremo la prossima volta…”

 






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