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Sold out ieri sera al Teatro sociale per l'attore Bellunese

Con «Le avventure di Numero Primo» un Paolini – padre alle prese con la tecnologia

Dopo il successo di Ballata di uomini e cani in cartellone due anni fa, Marco Paolini ritorna al Sociale per il quarto appuntamento con la Stagione “Grande Prosa” 2017/2018 del Centro Servizi Culturali S. Chiara nel doppio ruolo di regista e di interprete con «LE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO», il suo nuovo racconto teatrale scritto ‘a quattro mani’ con Gianfranco Bettin. Lo spettacolo, presentato in sala ieri sera, verrà riproposto fino a domenica 17 dicembre 2017 al Teatro Sociale di Trento.

Qual è il rapporto di ciascuno di noi con l’evoluzione delle tecnologie? Quanto tempo della nostra vita esse occupano? Quanto ci interessa sapere di loro? Quali domande ci poniamo e quali invece no a proposito del ritmo di adeguamento che ci impongono per stare al loro passo? Ma soprattutto, se davvero c’è una direzione, c’è anche una destinazione di tutto questo movimento?

Queste sono le domande a cui tentano di rispondere Marco Paolini e Gianfranco Bettin, coautori di questo lavoro, portando sul palcoscenico la storia di un futuro probabile fatto di cose, di bestie e di umani rimescolati insieme in maniera caotica, disordinata e confusa. In effetti «LE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO» non si allontana poi così tanto da quella tradizione fantascientifica che tuttavia è propria non tanto del teatro in sé, ma della letteratura e del cinema, detentrici esclusive del privilegio di raccontare storie ambientate in un futuro prossimo.

Al narratore sulla scena tocca il compito di rendere credibili cose possibili domani, ma che oggi appaiono inverosimili. «Nella stazione spaziale del film ‘2001 Odissea nello spazio’ – ricorda Marco Paolini – ci sono cabine telefoniche a disposizione dei viaggiatori, sono modernissime, confortevoli e permettono di fare video-chiamate, ma sono fisse. Nessuno dei protagonisti del film usa un telefono portatile o un palmare. Jules Verne in ‘20.000 leghe sotto i mari’ immagina l’uso di energie, materiali e tecnologie che assomigliano moltissimo a quelli che sono stati effettivamente poi usati per i moderni sottomarini. Ma le previsioni più stupefacenti e azzeccate sul futuro sembrano quelle contenute nelle ‘Mille e una notte’: l’invenzione della password “apriti sesamo” e del touch-screen della lampada di Aladino. Possiamo quindi aspettare con fiducia l’avvento del tappeto volante in tempi ragionevoli.»

L’orizzonte temporale immaginato riguarda i prossimi 5.000 giorni (poco meno di 14 anni) e solo pensando a quanto il ‘mondo delle cose’ sia cambiato nei 5.000 giorni che ci siamo lasciati alle spalle, risulta quantomeno necessario guardare al futuro con il beneficio del dubbio rispetto a ciò che oggi è ancora inverosimile perché, come sottolinea lo stesso autore « un presente dilatato come quello in cui viviamo rischia [..] di inibire ogni ragionamento sul futuro, dando per scontato che si tratti di un aggiornamento del presente, un aggiornamento “compatibile” con il presente.»

Al di là delle ‘campagne 3.0’ che separano Desenzano da Padova,  «LE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO» è certamente qualcosa in più del semplice esperimento di fantascienza narrata a teatro: un parere confermato dal fatto che gli stessi autori si rifiutano di etichettarlo in quanto tale. Piuttosto, quello portato sul palcoscenico è un intimo racconto sulla paternità, la storia – a tratti autobiografica? –  del rapporto sempre più mediato dalla tecnologia fra un bambino ed un adulto.

Da una parte Ettore, padre e fotografo della vecchia guardia impersonato da Paolini in persona; dall’altra un ragazzino intelligentissimo e un po’ misterioso, un ibrido genetico soprannominato Numero Primo, figlio di una coscienza cibernetica – piuttosto che di una madre in carne ed ossa. Questi i personaggi attraverso cui l’autore affronterà quello che egli stesso ha definito come ‘il Grande Fratello tecnologico’ – la pervasiva rivoluzione tecnologica che oggi ci travolge, tra contraddittori sentimenti di diffidenza e innegabile attrazione.

Quello di Paolini è uno sguardo al futuro che tira inevitabilmente in ballo una questione sempre attuale: la necessità che il cambiamento tecnologico sia accompagnato, se non condotto da una sensibilità ed una responsabilità in primis etica. Come suggerito dal drammaturgo bellunese in un’intervista rilasciata ad Angela Calvini di Avvenire, il rischio implicito di uno sviluppo tecnologico galoppante è che questo finisca per produrre una cultura asservita alla tecnologia: «Il problema drammatico è che la soglia dell’etica non è fissa, ma si sposta generazionalmente. La tecnologia in cui nasci, per te è natura. L’importante è fornire delle bussole per orientarsi nel futuro.»

Eppure, questa ‘dinamite’ tecnologica che ci portiamo appresso e che sembrerebbe poter esplodere da un momento all’altro viene narrata da Paolini con toni leggeri ed ironici in un monologo incalzante che certamente non mancherà di strappare un sorriso al pubblico. L’invito perciò, è quello di lasciarsi catturare dal gioco teatrale e dal talento di un drammaturgo conosciuto ormai in tutta Italia per la sensibilità (se non addirittura l’ingenua tenerezza) con cui riesce a portare in scena questioni spinose e tabù del mondo contemporaneo che sono stati invece tradizionalmente rappresentati con tinte quasi apocalittiche e disfattiste.

Paolini alla fine dello spettacolo  chiude i dialoghi con la riflessione sulla tecnologia: «Ci conviviamo da milioni di anni ed abbiamo fiducia nella natura, ma nella tecnologia?, di fronte alla sbarra di un Telepass, cosa prevale, la fiducia o la speranza? Tecnologia è speranza, non fiducia. Dentro di noi tecnologia e natura sono come due zolle tettoniche che qualche volta si scontrano e provocano terremoti».

Dopo la prima di ieri sera, il sipario del Teatro Sociale si alzerà venerdì 15 e sabato 16 dicembre alle ore 20.30, mentre domenica 17 dicembre la recita inizierà alle ore 16.00. Come di consueto, la rappresentazione di «LE AVVENTURE DI NUMERO PRIMO» sarà accompagnata nel pomeriggio di venerdì 15 dicembre presso lo spazio ridotto del Teatro Sociale dal «FOYER DELLA PROSA», incontro di approfondimento critico curato da Claudia Demattè e Giorgio Ieranò che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

La partecipazione è libera e aperta a tutti e l’appuntamento, al quale interverrà l’autore e interprete dello spettacolo, Marco Paolini, è fissato per le 17.30 La discussione sarà introdotta dal professor Michele Flaim dell’Università di Trento.






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