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La clamorosa verità sui famigerati «contacalorie»

Nell’articolo «Ripartitori di calore e lo sconcertante Carlo Daldoss» del 28 settembre 2016, scrivendo sull’argomento (per chi ha interesse consulti il nostro archivio utilizzando la parola di ricerca “misuratori di calore”) avevamo, tra l’altro, citato la conferenza stampa del presidente dell’Itea Salvatore Ghirardini, il 25 agosto 2016, che informava di un ingente impegno finanziario, ca. 10 milioni di euro, per la messa a norma di 4.800 unità abitative al d.lgs. 102/2014.

Lo stesso Ghirardini, nel corso dell’intervista aveva altresì dichiarato “non ha senso installare contabilizzatori di calore in un edificio vetusto che ha bisogno di essere coibentato con nuovi serramenti e un nuovo capotto: sarebbe buttare via i soldi.”

Tesi da noi giornalisticamente sostenuta con vigore, mentre per la parte tecnica ricordiamo gli interventi dell’Associazione “LO SCUDO” a difesa dei Cittadini nei confronti dell’Ufficio metrico della Camera di commercio e del Comitato provinciale per i problemi del consumo e dell’utenza, e sul piano politico le interrogazione del consigliere provinciale Claudio Civettini che si è fatto interprete delle rivendicazioni sollevate (interrogazione n. 3590 del 29 settembre 2016, preceduta dall’interrogazione n. 3249 del 29 giugno 2016).

Il problema, inoltre, riguardava e riguarda, le garanzie di legalità e affidabilità dei contatori di calore. Per gli impianti ad anello la certificazione legale è affidata a strumenti omologati MID; per quelli a colonna non esistono strumenti legali, mentre studi a livello universitario dimostrano per quelli oggi sul mercato una approssimazione che va da un minimo del 10% ad un massimo del 40% , ben superiore al limite di legge del 5%.

Conseguenza immediata è che l’imputazione delle spese di riscaldamento non è sostenuta da una contabilità certa e alla luce del sole.

Per questo, abbiamo presentato alla procura della repubblica un esposto-denuncia, lo scorso 28 giugno. Alla Procura verrà trasmesso ( notizia raccolta presso “LO SCUDO”), una integrazione di quella denuncia. Nei giorni scorsi, il presidente dell’Itea Ghirardini ha comunicato il risultato dell’“analisi convenienza” (1) degli edifici in proprietà mista (Itea e privati) che sono il 25% del totale degli immobili gestiti dall’Itea.

Ebbene, gli edifici, che per le loro caratteristiche, hanno la “convenienza” ad installare i ripartitori di calore (misurazione indiretta), secondo l’analisi condotta dai tecnici dell’Itea, sono appena 36 per 210 unità immobiliari: spesa prevista 300 mila euro.

Se non ci fosse stata la verifica – a dirlo è lo stesso Ghirardini – la spesa sarebbe stata di 4 milioni euro.

A parte il fatto che nutriamo, forti degli studi scientifici – ripetiamo condotti a livello universitario – le ampie riserve sulla legalità e affidabilità dei “contacalorie“, siamo sempre più convinti, anche a seguito di una piccola inchiesta che abbiamo condotto, che moltissimi condomini privati, la quasi totalità, (con sistema di riscaldamento a colonna) hanno installato i misuratori, senza alcuna preventiva analisi di convenienza, sicché è dato per certo che i proprietari delle unità immobiliari abbiamo sostenuto spese ingenti senza alcun vantaggio.

Ci chiediamo, inoltre, per una semplicissima ragione di trasparenza e di onestà amministrativa, se l’omissione della verifica della convenienza sia dovuta ad ignoranza delle norme, a pigrizia oppure per interessi intuibili e di non trascurabile portata.

Mentre, altrettanto legittima domanda rivolgiamo alla Provincia e alla sue articolazioni per la latitanza assoluta rispetto al problema da noi denunciato con insistente pervicacia. Ricordiamo, infine, che la Provincia autonoma ha per legge la funzione di controllo, sanzionando gli inadempienti. Allora, perché tutti zitti?

(1) Convenienza: è data dal confronto tra costi di installazione, l’esercizio e la manutenzione dei dispositivi di termoregolazione e la contabilizzazione del calore






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