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Trekking tra le meraviglie della natura e le opere dell’uomo

Non solo mercatini nel periodo natalizio, c’è chi rifugge da code e stress degli ultimi acquisti partecipando con entusiasmo ad una escursione alle Piramidi di Terra di Segonzano, in una veste speciale: illuminate, nel buio di una fredda serata invernale.

All’evento di sabato 16 dicembre organizzato dal Comune di Segonzano e Rete di Riserve Alta Valle di Cembra – Avisio partecipano oltre sessanta persone di ogni età  attrezzate con bastoncini e frontalino e accompagnate dall’esperto naturalista Zanghellini.

In fila indiana lungo un sentiero ad anello che conduce nei punti di osservazione più spettacolari ai piedi delle Piramidi per circa due ore, un paesaggio lunare si presenta ai nostri occhi.

Per l’occasione alcuni volontari dei Vigili del Fuoco hanno puntato un faro verso i bianchi pinnacoli, creste e coni sormontati da un masso; protagoniste sono le immagini di un fenomeno geologico unico in Trentino e raro al mondo.

Al rientro un momento conviviale organizzato dagli Alpini e infine dolce e brulé da gustare nella piazza del paese, è il “Nadal En Tra I Porteghi”, musica, mostra fotografica e luminarie dei presepi allestiti lungo le vie del centro storico.

Abbiamo lasciato la valle con un senso di nostalgia per questi luoghi caratterizzati da un forte senso di comunità, semplicità, tradizione e ritmi naturali.

“Questi valori a prima vista ancestrali – come sostiene Enrico Camanni nel saggio che introduce il libro “Altrove” di Giordano e Delfino – diventano attualissimi se letti come altro di una società frenetica, utilitarista, rumorosa, individualista e artificiale. Allora il passato assomiglia al futuro e la tradizione ha sentore di avanguardia”.

E come non pensare quindi alla giornata precedente trascorsa in val di Sella, un trekking con l’autore del diario di montagna “Il ragazzo selvatico” e del romanzo “Le otto montagne” tradotto in oltre 40 paesi: un caso letterario quello di Paolo Cognetti vincitore della 71^ edizione del Premio Strega.

Invitato da Lisa Orlandi della Piccola libreria di Levico Terme, lo scrittore ha visitato l’esposizione permanente di Arte Sella dedicata all’Art in Natur, incontrando nel pomeriggio i lettori presso hotel Al Legno, con l’intento di raccogliere ispirazione per la prossima edizione del festival partecipativo di arte, libri e musica di montagna “Il richiamo della foresta” (che si svolgerà dal 20 al 22 luglio 2018 in val d’Ayas – Valle d’Aosta).

Lo scrittore prova una grande meraviglia per Arte Sella, definito un museo nel bosco, e cerca di  immaginarsi come portare nel bosco di larici vicino a casa sua un progetto simile.

E’ un viaggio di istruzione, per imparare cosa si fa in giro per le Alpi, creando reti e relazioni, l’obiettivo è quello di raccontare un possibile modo di vivere in montagna per scelta da parte della nuova generazione, li definiscono i nuovi montanari.

L’intervista inizia con la lettura di un brano di Mario Rigoni Stern, il maestro che ha ispirato lo scrittore valdostano nel fondare l’associazione culturale “Gli urogalli”.

Paolo Cognetti si confida con i lettori, la passione per la montagna arriva dopo una crisi, trova sollievo nella montagna e nella letteratura ”la natura come cura” e fa riferimento alle esperienze di Hemingway e Rigoni Stern feriti nel corpo e nello spirito al ritorno dal fronte.

 “Il ragazzo selvatico” è un diario spontaneo scritto all’età di 30 anni dopo la lettura di Stern ed essere rimasto colpito dal film “Into the Wild”; per trovare la vena poetica affitta per sei mesi una baita in alta montagna tramite Google e descrive la sua esperienza di isolamento dopo dieci anni che non frequentava la montagna, lui cresciuto a Milano da genitori veneti.

Trascorre le prime due settimane in baita senza incontrare un’anima viva, soprattutto di notte è molto difficile, prova paura, freddo, buio e solitudine, pensa che il bosco sia spopolato, ma all’indomani osserva nella neve impronte di lepre, capriolo e volpe, in seguito incontrerà due di questi animali.

Il titolo del romanzo “Le otto montagne” gli piove dal cielo e Cognetti che ha studiato Matematica attribuisce un significato speciale al fatto di sentirsi perseguitato dal numero 8, che poi si svelerà nel Buddismo.

E’ una storia ambientata nelle valli e ghiacciai al confine tra Piemonte e Val d’Aosta (con dei riferimenti autobiografici), un’amicizia tra due ragazzi: Bruno il montanaro e Pietro un po’ scontroso e solitario che proviene dalla città.

Secondo lo scrittore esistono due tipi di persone: quelli che frequentano l’alta montagna  e coloro che vagabondano intorno, il suo amico Bruno è sempre fermo in montagna, mentre Pietro parte per poi ritornare, la meta di uno dei suoi viaggi è l’Himalaya.

In realtà Paolo Cognetti compie diversi viaggi, in Nepal, America e recentemente in Tibet, un’esperienza  di cui parla nel  suo blog “Capitano mio Capitano”.

Rifiuta la società, lo stress post-moderno e l’onnipresenza della comunicazione, non si sente responsabile delle scelte della maggioranza che invece predilige questo stile di vita, la montagna forse non è per tutti.

Ben appropriata è la conclusione del libro “La nuova vita delle Alpi” di Enrico Camanni:

“C’è chi scende in pianura per emanciparsi dal passato e chi sale in montagna a inventarsi un futuro. Chi sale è il nuovo montanaro che ha scelto di abitare le terre alte, e il salire è già un’azione ribelle di per sé perché sovverte le leggi della fisica…Inoltre il nuovo montanaro porta linfa vitale perché ha deciso di vivere in un ambiente difficile, spinto da una motivazione etica ed ecologica. E’ montanaro per vocazione, non per nascita o punizione. Probabilmente sarà l’unico abitante delle Alpi di domani”.

Recarsi ad Arte Sella in una giornata uggiosa è forse il modo migliore per apprezzare il silenzio e la quiete di una valle un tempo marginale e poco frequentata. Ma oggi grazie alla lungimiranza dell’omonima associazione culturale, è  un punto di riferimento unico nel suo genere.

Oltre trecento artisti provenienti da discipline diverse hanno qui diffuso la loro energia creativa, realizzando le opere con sassi, rami, foglie e tronchi, circa 60 installazioni che si fondono con l’ambiente circostante diventando parte del paesaggio, ma con durabilità limitata. Gli animali usano le opere e si scoprono le loro impronte.

Tre le opere più recenti 2017: Terzo paradiso – La trincea della pace, Trabucco di Montagna e Forest Byoubu.

“Sono passati vent’anni e ancora gli sembra ieri. Anche perché il tempo, nella vita di un uomo, non si misura con il calendario ma con i fatti che accadono; come la strada che si percorre non è segnata dal contachilometri ma dalla difficoltà del percorso. La Nord del Cervino è molto più lunga dell’autostrada del Sole”.  (Il bosco degli urogalli – Mario Rigoni Stern)

Maria Cristina Betzu – m.betzu@tin.it






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