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Ancora una vittima della disoccupazione.

Quando la speranza svanisce, la morte entra in casa

Sebbene la statistica evidenzi un calo di omicidi nel nostro paese, le morti avvenute per opera di mariti o fidanzati purtroppo sono ancora protagoniste della cronaca italiana. Ultima solo a livello temporale è la tragedia consumata a Scandicci, in provincia di Firenze, in cui i protagonisti di questa storia sono un padre, una madre e una dei figli, una ragazza di soli 14 anni.

L’uomo non ha avuto pietà della moglie, Dao Giangrasso, 43 anni, di origini thailandesi, con un impiego saltuario come donna delle pulizie. L’omicida ha poi cercato di tagliarsi le vene ma è stato salvato e, dopo una breve permanenza in ospedale, è stato trasferito nel carcere di Sollicciano. I due figli della coppia, una sedicenne e un quattordicenne, sono stati affidati ai nonni.

Ma questa è una tragedia che parte da lontano, e che purtroppo rischia di investire molti altri padri che dopo aver perso il lavoro perdono la dignità, la voglia di vivere, e il lume della ragione, trascinando nella loro disperazione persone innocenti e lasciando tragiche scie di sangue difficilmente rimarginabili.

Il padre omicida è Rosario Giangrasso, un’uomo che oggi ha 53 anni e, come tanti, nel 2012 perde il lavoro. Non sapendo come risolvere il problema compie un gesto eclatante e sale su una gru alta 50 metri minacciando il suicidio. Ancora nel 2013 sale su un traliccio per timore di perdere la camera che gli aveva messo a disposizione il Comune presso un affittacamere. Poi attacca un cartello all’ospedale per vendere un suo rene. Il ricavato sarebbe servito a mantenere la famiglia. Temeva infatti che gli assistenti sociali gli togliessero i figli.

A luglio di quest’anno Rosario sale su un’impalcatura del Duomo di Firenze per attirare l’attenzione sul fatto che i problemi della casa e del lavoro non sono ancora stati risolti.
Arriviamo al 29 Dicembre e Rosario, nonostante ci siano stati i servizi sociali, non trova altra soluzione che la morte e prima di tentare il suicidio uccide la moglie. Non riesce a morire e la figlia adolescente è la prima persona che si accorge della tragedia e dà l’allarme.

Nelle condizioni del signor Giangrasso ci sono purtroppo moltissime persone che vivono al limite della sussistenza rischiando da un giorno all’altro di perdere casa, un lavoro sempre più precario e figli. Come è possibile che, con una rete così capillare di Servizi Sociali specializzati nella famiglia, nell’ambito minorile e nel sostegno alla disoccupazione, si arrivi a questo tipo di tragedia? Che cosa non ha funzionato? Quali sono stati gli ostacoli che i servizi alla famiglia e alla persona non hanno saputo superare per evitare che una donna venisse uccisa dal proprio marito?

Il Sindaco di Scandicci afferma ai microfoni della Rai che si è fatto tutto il possibile e nulla giustifica la violenza. Su questo non vi è dubbio, ma è proprio su quello che è possibile fare che bisogna riflettere e cercare di fare di più o meglio qualcosa di diverso.

Sembra che il coraggio del signor Rosario si sia proiettato in gesti eclatanti di aiuto senza trovare una direzione strategica e proficua. Quando la morte diventa l’unica strada a fondo chiuso, la speranza è già svanita da tempo come una bolla di sapone. Si è già visto ogni proprio tentativo di uscire dal tunnel come un boomerang che ritorna inevitabilmente indietro. Quando i servizi sociali riescono ad inserire una persona in un progetto che comprenda un lavoro, la retribuzione è insufficiente per la sopravvivenza e comunque a tempo decisamente limitato. Sembra allora di entrare in una palude dove qualsiasi cosa fai, affondi.

Da questi tragici fatti è importante cercare di capire che la speranza deve entrare in noi nonostante le grandi difficoltà oggettive di questo periodo storico.

Dobbiamo riflettere sul fatto che dare un aiuto a chi perde tutto significa lavorare sulle sue capacità strategiche, sulla relazione che intercorre tra le risorse personali e l’analisi del territorio, sul continuo incoraggiamento a chi è spaventato e immobilizzato nella sua stessa realtà.

In ultima analisi ci vorrebbe una valutazione sui percorsi proposti dagli assistenti sociali, nonché un’indagine sul numero di casi risolti con successo e quelli invece che non hanno giovato di cambiamenti positivi, considerando, naturalmente, anche la variabile tempo. Tutto questo sicuramente, non come critica, ma per aumentare la qualità del sostegno offerto a chi ha bisogno.

D.ssa Marica Malagutti – Psicoterapeuta – Psicodramma Psicoanalisi  –Psicologa Forense – Specializzazione in Diritti Umani Cooperazione allo Sviluppo






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