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50 anni fa il terremoto del Belice. Il primo visto in Televisione.

Ricorre oggi il cinquantenario del terremoto più forte che colpì la Valle del Belìce nella notte del 15 gennaio del 1968. Un evento di magnitudo 6.4 interessò una vasta area della Sicilia occidentale, compresa tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo.

L’evento principale fu anticipato da una forte scossa il giorno precedente e seguito da altre repliche sino al successivo 25 gennaio; complessivamente gli eventi di magnitudo compresa tra 5.0 e 5.5 furono cinque.

352 morti, 576 feriti, quasi 100mila senzatetto, sono i numeri di questa tragedia sismica. Dei quindici paesi interessati, dieci furono maggiormente colpiti e, fra questi, quattro distrutti: Gibellina, Montevago, Salaparuta e Poggioreale.

L’allora Istituto Nazionale di Geofisica, oggi confluito nell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), seguì con continuità l’evolversi della sequenza sismica, elaborando i dati registrati dalle stazioni della rete di monitoraggio, che a quel tempo non copriva l’intero territorio italiano.

Quello del Belìce è il primo terremoto visto dagli italiani attraverso la televisione e la sua gravità fu superata solo dai terremoti in Friuli nel 1976 e in Irpinia nel 1980.

L’evento mise a nudo lo stato di arretratezza di un’area remota del meridione d’Italia, ma anche l’allora impreparazione e inadeguatezza della “macchina dei soccorsi“.

La drammatica realtà delle baraccopoli e il lungo processo di ricostruzione che seguì, ha profondamente modificato il volto della Valle del Belìce, ma soprattutto l’animo dei suoi abitanti.

Dopo le scosse del pomeriggio del 14 gennaio molte persone decisero di dormire all’aperto, riducendo così il numero di vittime della scossa nella notte del 15, molto probabilmente. Come poi successe con altri terremoti, il sisma fu definito «inaspettato» perché non si sapeva che la valle del Belice fosse una zona ad alto rischio sismico; in realtà in precedenza c’erano stati diversi terremoti, ad esempio quello che distrusse ciò che restava della città di origine greca Selinunte – sempre nell’ovest della Sicilia – ma diversi secoli prima, nel Medioevo.

La ricostruzione in ogni caso non avvenne nel migliore dei modi, tanto che ancora oggi alcuni edifici non sono stati ristrutturati, e le istituzioni furono criticate per la gestione dell’emergenza.

Nel 1976 ancora 47mila persone abitavano nelle abitazioni provvisorie allestite dopo il terremoto, di fatto delle baracche; le ultime rimaste furono demolite solo nel 2006. Visto che la ricostruzione non avvenne in tempi rapidi e in modo efficace, molte persone lasciarono la valle del Belice per andare a vivere altrove: già il 29 gennaio 1968 diecimila persone se ne erano andate. Per questo i paesi della zona, da cui già c’era una grande emigrazione per via delle scarse possibilità economiche, si spopolarono ulteriormente.

Il recupero di un corpo dopo il terremoto del Belice; nel 1968; in una fotografia a colori; (ANSA/ALINARI)

Sfollati del Belice in fila per un pasto caldo, nel gennaio del 1968
(©lapresse/archivio storico)

Gibellina, 1968
(ARCHIVIO / ANSA / PAL)






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