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«Io la penso così» la rubrica dedicata alle opinioni del lettori.

Punti nascita periferici e percorso nascita: basta bugie! – di Andrea Rizzi.

Spett.Le Direttore,

Credo che stamani (20 gennaio) siano stati in molti, come me, lungo le sponde dell’Avisio, a sobbalzare sulla sedia leggendo in prima pagina sul Trentino che le mamme trentine sarebbero soddisfatte di partorire lontano da casa. O a restare sconcertati davanti alla locandina che promuoveva il quotidiano con queste parole: “Il parto a Trento piace anche alle mamme di Fiemme”.

Poi, leggendo il pezzo, scopro che si tratta banalmente di statistiche di adesione e sondaggi di gradimento relativi al percorso nascita con ostetrica dedicata: iniziativa nata anche per compensare la chiusura dei punti nascita periferici, come osserva Andrea Selva, sebbene quell’anche messo tra parentesi scivoli via quasi inosservato. Numeri che dimostrano unicamente – è lo stesso giornalista a precisarlo, ma ancora frettolosamamente – il gradimento per quel progetto, “al di là della chiusura dei punti nascita periferici”.

Tutto qui? Certamente! Perché delle 41 domande di cui si compone il questionario (che mia moglie e io abbiamo compilato) nemmeno una riguarda la sede del parto, l’assistenza al parto o il puerperio in ospedale, neanche alla lontana. E la stessa adesione al progetto non può certo essere presa ad indice di gradimento dell’attuale assetto dei punti nascita: al contrario, proprio la lontananza da un reparto di ginecologia e ostetricia decentemente operativo rende il percorso nascita e l’ostetrica dedicata l’unico riferimento possibile.

Ovviamente l‘Azienda Sanitaria si è ben guardata dal chiedere alle neo mamme delle valli periferiche cosa ne pensino della chiusura dei loro punti nascita; così come ben si guarda dal pubblicare le statistiche relative alla mobilità passiva delle partorienti verso le province limitrofe.

Dunque mi meraviglio di Andrea Selva, che ho finora apprezzato come giornalista serio e capace di pensiero critico, se si presta a veicolare la propaganda provinciale camuffando la realtà fra le righe; come mi meraviglio di una redazione che passa quel titolo e quella locandina totalmente fuorvianti, ben sapendo che quello è il messaggio che arriverà alla gente.

Dei vertici di APSS e dei nostri governanti, invece, non mi meraviglio più. Nelle scorse settimane ho letto che basterebbe un appartamento a disposizione delle partorienti in quel di Trento per rimediare a difficoltà e pericoli di un punto nascita a 100 km da casa; e che i problemi di sovraffollamento dei reparti di maternità sarebbero una fantasia, considerato il calo delle nascite.

Se avessero almeno il coraggio delle proprie idee, ammetterebbero che la politica sanitaria provinciale consiste nel convincerci a fare meno figli e ad abbandonare le valli! Magari nel convegno di oggi avranno illustrato questa gran trovata…

Ma vorrei assicurare che, a differenza loro, le mamme e i papà di Fiemme e Fassa hanno le idee ben chiare: far nascere i nostri figli in città non ci piace proprio per niente, i confortevoli e supersicuri parti in ambulanza di cui abbiamo notizia nei giorni di cattivo tempo ci terrorizzano, a Trento e Rovereto tutto abbiamo visto tranne un’assistenza correttamente dimensionata e adatta alle necessità di chi arriva da lontano, la foresteria vicino al Santa Chiara è un palliativo ridicolo e… il servizio che ostetriche, ginecologi e tutto il personale assicurano sia col percorso nascita che nei reparti (dove e quando funzionano), è ottimo nonostante la riorganizzazione, le linee guida e le bislacche idee di lor signori – non certo grazie a loro!

Andrea Rizzi






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