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Tangenziale di Trento, serve un intervento urgente – di Paolo Peruzzini

Egregio Direttore, preoccupa e non poco l’ennesimo distacco di blocchi massicci di cemento dal parapetto della Tangenziale in direzione Sud presso il ponte di Ravina. Una situazione che desta allarme sia per la stabilità della struttura, sia per la sicurezza dei passanti che vi transitano proprio sotto attraverso la pista pedonale e ciclabile.

Questi episodi erano stati già segnalati da numerosi cittadini alla pubblica amministrazione nello scorso agosto, con la seguente promessa fatta dall’ingegner Bruno Delaiti, dirigente del Servizio opere di urbanizzazione primaria, che a seguito di un suo giro di sopralluogo avrebbe avvisato come di dovere il Servizio gestione strade della Provincia, proprietaria responsabile del viadotto.

Però se gli effetti sono questi, mi chiedo cosa si sia fatto di concreto se poi ancora oggi si affaccia questo buco con aria minacciosa sulle teste dei passanti, mentre a terra continuano a presentarsi ed a cadere insieme a tutte le promesse sulla messa a sicurezza, i resti sbriciolati dei pannelli in cemento che tamponano la struttura del ponte sotto la ringhiera di protezione.

La Giunta provinciale per il 2018 nell’assestamento del bilancio ha stanziato per i lavori pubblici, viabilità compresa, la somma ulteriore di 45,3 milioni di euro di cui altri 10 (tramite fondi europei) per la messa in sicurezza per adeguamenti sismici solo 3 viadotti (compreso quello di Canova, a Nord della Tangenziale con 1 milione), in cui non appare presente il sovrappasso di Ravina, che fatto sta urge di risistemazione.

A fronte di questo imminente pericolo, è legittimo chiedersi allora com’è messa l’intera opera della Tangenziale, dalla sua manutenzione alla sua stabilità. Occorre perciò un costante monitoraggio per diversi motivi, di cui almeno due principali. Il primo è che l’opera risulta essere datata e realizzata in calcestruzzo, materiale che si deteriora rapidamente per processi di carbonatazione e corrosione se non opportunamente trattato.

Il secondo è una verifica strutturale visto l’incessante volume di traffico che l’attraversa quotidianamente. Comunque a prescindere inoltre da tutto questo, rimane una strada poco sicura per via degli accessi di careggiata pericolosi in quanto stretti e poco lunghi, certi disposti addirittura dopo le curve in una situazione di scarsa visibilità e illuminazione.

Il gran traffico nelle ore di punta crea code sia nelle entrate che nelle uscite, e i soventi incidenti provocano il riversarsi del traffico in città congestionandone la viabilità. Per tutto questo occorrerebbe cominciare a rivedere il tutto in tempi rapidi, senza mettere od omettere pezze qua e là che non risolvono efficacemente questa grave situazione.

Paolo Peruzzini – AGIRE per il Trentino






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