Main Menu

I candidati del Movimento 5 Stelle e la chimera del «uno vale uno» – di Gian Piero Robbi

C’era una volta il Movimento Cinque Stelle, quello degli attivisti che vanno in giro qua e là per le città e che montano e smontano gazebo anche a Natale.

C’era una volta il Movimento Cinque Stelle, quello che rifugge dai compromessi politici, che non fa alleanze neanche con le madri dei propri iscritti, che non accetta in sé nessuno che non abbia dimostrato fedeltà e lealtà alle sue idee.

Sì, c’era una volta… perché ora non c’è più… Pure Beppe Grillo si è ridimensionato. Il Movimento Cinque Stelle che sta facendo campagna elettorale per il voto del 4 marzo è lontano parente di quello delle origini, dove vigeva il principio della democrazia diretta e dove ogni iscritto era uguale a un altro.

Oggi, invece, il Movimento Cinque Stelle è sempre più un partito: fa calcoli, strizza gli occhi agli avversari per eventuali accordi governativi e soprattutto candida gente esterna, come nei casi del comandante anti-Schettino Gregorio De Falco, dei giornalisti Emilio Carelli e Gianluigi Paragone e del presidente dell’AdusbefElio Lannutti, i cosiddetti “super competenti…”.

Nomi nuovi, insomma, che hanno lo scopo di smuovere voti, utilizzando così la stessa strategia dei partiti che il M5S sostiene di contrastareCandidati che non sono passati da alcuna forma di voto interna ma dal beneplacito della classe dirigente del Movimento.

Candidati dalla storia trasformista, come Gianluigi Paragone, che è stato anche direttore de La Padania, il giornale di partito della Lega. Insomma, la favola del Movimento anti-sistema e anti-casta si è conclusa. E stavolta non con il classico “e vissero felici e contenti”.

Gian Piero Robbi






Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked as *

*