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Calcio: addio Azeglio Vicini, il ct di Italia ’90

Fu il commissario tecnico di Italia ’90, quello delle “Notti magiche” di Totò Schillaci e degli amari mondiali in casa che gli azzurri chiusero al terzo posto. Non fu solo questo Azeglio Vicini, ma resta soprattutto questo il ricordo degli appassionati di calcio riguardo l’allenatore che è mancato ieri all’età di 85 anni. Abitava a Brescia dal 1963 con la moglie Ines ed aveva 3 figli: Ofelia, Manlio e Gianluca.

Totò Schillaci

La carriera da giocatore

Nei primi anni di carriera si mette in luce da calciatore contribuendo alla promozione in massima serie del L.R. Vicenza, club con cui fa il suo esordio in Serie A il 25 settembre 1955 nella gara interna con l’Internazionale (0-2). Passa alla Sampdoria e con i blucerchiati disputa sette campionati consecutivi nella massima serie, prima di scendere in Serie B con la maglia del Brescia.

Con le rondinelle esordisce il 15 settembre 1963 a Varese in Varese-Brescia (4-0), sfiorando la promozione, che ottiene l’anno successivo contribuendo a riportare il Brescia in Serie A dopo 17 anni di cadetteria. A Brescia chiude la carriera di calciatore e nel 1967-68 inizia quella di allenatore che gli darà grandi soddisfazioni.

Vicini durante Italia 90

Carriera da allenatore

La sua prima esperienza è sulla panchina del Brescia, nel campionato 1967-68, e si concluderà con la retrocessione delle rondinelle in serie B. Già nel 1968 entra a far parte del settore tecnico della nazionale, a soli trentacinque anni. Il primo incarico di una certa rilevanza è però la guida della nazionale Under-23, affidatagli nella stagione 1975-76 con cui disputa il campionato europeo di categoria.

Vicini all’epoca del suo incarico di selezionatore delle nazionali azzurre U-21 e U-23. Dall’anno successivo gli è affidata l’Under-21 (dopo che la UEFA ha riservato il campionato europeo giovanile a tali nazionali), incarico che porterà avanti per ben dieci anni. Ai campionati europei Under-21 ottiene tre volte la qualificazione ai quarti di finale (1978, 1980 e 1982), arrivando alla semifinale nel 1984 e nell’edizione del 1986 si piazzò al secondo posto perdendo ai rigori la finale contro la Spagna.

Dopo i mondiali del 1986 prende il posto di Enzo Bearzot alla guida della nazionale maggiore, esordendo sulla panchina azzurra l’8 ottobre 1986 a Bologna contro la Grecia, due giorni prima della sconfitta della “sua” Under 21 (poi guidata da Cesare Maldini, Marco Tardelli e Claudio Gentile) nella finale europea.

Alla guida della nazionale ha lanciato fin dalla sua prima partita giocatori destinati a diventarne cardini della sua gestione, come Walter Zenga e Roberto Donadoni. Conduce gli azzurri agli europei del 1988 in Germania, giungendo fino alla semifinale dove sotto una pioggia battente a Stoccarda arriva la sconfitta per 2-0 contro l’Unione Sovietica. Rimane alla guida degli azzurri anche per il biennio successivo, con il compito di guidare la nazionale ai mondiali di Italia ’90. Sconfitti in semifinale dall’Argentina ai calci di rigore, gli azzurri giungono terzi, battendo l’Inghilterra nella finalina di Bari (2-1 il risultato).

Confermato per altri due anni, Vicini è rimasto commissario tecnico della nazionale fino all’ottobre 1991, quando ha fallito la qualificazione per gli Europei del 1992 ed è stato sostituito da Arrigo Sacchi. Fatale la sconfitta per 2-1 ad Oslo contro la Norvegia ed il pareggio (0-0) a Mosca contro l’Unione Sovietica, qualificata quindi al posto degli azzurri. Ha poi allenato per brevi periodi Cesena e Udinese, nel 1995-96 è stato consigliere tecnico del Brescia, prima di assumere la presidenza dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio. Ha ricoperto per lungo tempo la carica di Presidente del Settore tecnico della FIGC per poi cedere il testimone a Roberto Baggio, da lui allenato in azzurro durante il Campionato mondiale di calcio 1990 tenutosi in Italia, il 4 agosto 2010.






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